sabato 18 gennaio 2014

Problemi


Io tra l'altro non so mai quando parlare dei miei problemi.
Quando sono triste, sono troppo triste per parlarne. E poi finirei a fare sempre il drammatico e il pessimista e il catastrofista ecc, ecc.
Quando sono felice, sono troppo felice per parlarne. E poi finirei col sottovalutare, col guastarmi l'umore e con l'incavolarmi con la persona con cui sto parlando perché sto perdendo tempo a non fare cose belle.
Insomma, finisce che uno ci mette vent'anni a imparare a essere felice, e poi scopri scrivendo sul blog a caso che i motivi per cui non parli dei problemi quando sei felice sono più stupidi di Roger Rabbit.

giovedì 26 dicembre 2013

Anime Nere


Non esistono "anime nere". Esistono percorsi da colorare.
Maniaco del controllo. Non è tutto.
Grazie per un Natale da ricordare…

venerdì 1 novembre 2013

La Parte Onirica 2

Sto attraversando di nuovo un periodo oniricamente molto significativo. Tutte le mattine ricordo vividamente i sogni che ho avuto, ma stanotte ne ho avuto uno veramente strano…


Sono in camera mia ad ascoltare "The Freewheelin' Bob Dylan" seguendo passo passo i testi su un libretto (una cosa che dovreste fare tutti, tra parentesi, il premio Nobel per la letteratura dovrebbero averlo dato a lui già da qualche anno), e mia sorella mi chiama per andare in camera sua, perché per strada ha trovato un gattino. È un gattino grigio-bianco a strisce grigie scure, veramente piccolo, è poco più di un cucciolo, tanto che mi si piazza sul piede (sono senza calze e in ciabatte) e si lascia dondolare. Ci spupazziamo con parecchio entusiasmo questo gattino, che si diverte molto a stare sul mio piede sinistro a farsi cullare.

Ad un certo punto noto che però il gattino, fino a quel momento molto vivace, si agita di meno, è come se si fosse addormentato. Allora guardiamo meglio e notiamo che in realtà adesso dall'occhio sinistro gli è uscita una poltiglia sanguinolenta. Questa fase è un po' confusa: ci preoccupiamo tantissimo, ci rigiriamo tra le mani questo gattino per capire meglio cosa gli sia successo, fino a che la poltiglia gli esce completamente dall'occhio, e a quel punto mi cade l'occhio (ahah) su quello che dovrebbe essere ormai il suo incavo vuoto del cranio: solo che dentro non c'è veramente più niente, è tutto vuoto e sottile come quella parte della capoccina del gattino fosse una maschera.

Siamo preoccupatissimi, io in particolare soffro molto e non riesco a darmi pace perché penso che sia colpa mia (in fondo stavo cullando io il gattino sul mio piede), e mia sorella prende in mano la situazione raccogliendo il gattino e portandolo da un veterinario, per quanto mi accorga in quel momento che è notte fonda e ho paura che non troveremo nessuno.

Io rimango in camera di mia sorella come paralizzato, e in quel momento in un angolo della stanza noto un piccolo acquario, che non avevo mai visto prima. È un piccolo acquario rettangolare, e l'acqua dentro non mi sembra affatto pulita, anzi è opaca. Dentro l'acquario, sul fondo, riesco a intravedere un mini-labirinto per i pesci.

A proposito dei pesci, ce n'è uno in particolare che attira la mia attenzione, in un angolo. È di dimensioni molto piccole, non è più grande di un paio di falangi del mio mignolo, ma ha qualcosa di strano: non ha i soliti occhi vacui e vuoti dei pesci, bensì è come se avesse i lineamenti del muso… disegnati. Ha un'ampia bocca sorridente, e gli occhi sono grandi, tondi e neri, come colorati con una sorta di approssimazione. Non fatti male, semplicemente riempiti con pochi tratti di matita nera.

Sento che c'è qualcosa di strano e particolare in quel pesce, così unisco le mani, le immergo nell'acquario sporco e cerco così di prenderlo per tirarlo fuori dall'acqua. Solo che il pesce non rimane mai a nuotare nella poca acqua che ho tra le mani unite, ma galleggia sempre sul pelo dell'acqua, come se ci fosse una reazione magnetica tra le mie mani e lui.

A questo punto c'è una fase che io ricordo come lunga e difficile in cui continuamente cerco di svuotarmi piano piano le mani dell'acqua sporca, per riuscire ad avere finalmente tra le mani questo pesce e vederlo bene. La cosa è particolarmente complessa perché per questa sorta di reazione magnetica tra le mie mani e il pesce, se inclino troppo le mani, o se lui nuota troppo verso i bordi della piccola pozza che si è formata tra le mie mani, allora ecco che finisce col volare fuori e ricadere nell'acquario. Insomma, è tutto un gioco di equilibri.

Alla fine riesco a svuotare completamente le mani, e non appena il pesce tocca il palmo, si trasforma. Mantiene le stesse dimensioni, ma diventa un piccolo alieno verde, un po' come quelli giocattolo di Toy Story. L'alieno mi fa i complimenti (o mi ringrazia, non ricordo bene) per averlo liberato, dice che da quel momento farà qualcosa di buono per me, quindi si tramuta ancora, e diventa una miniatura (stavolta inanimata) dell'omino di pan di zenzero di Shrek, solo che ha la faccia cattiva e aggressiva.

Non ho la minima idea di che cosa voglia poter dire.

domenica 8 settembre 2013

Devo mangiare più pesce


Non ricordo se l'ho già detto, ma sono sempre più dell'idea che se nella mia vita ci fossero stati più lenti - e mi riferisco ai balli, non a quelle di Sherlock Holmes - sarei una persona molto molto più piena.

domenica 1 settembre 2013

Essere in due

A volte basta sapere di essere in due, per sistemare un problema.
Basta sapere che non devi fare tutto tu, che qualcosa puoi anche fartelo scappare o lasciarlo da una parte.
Capito? A volte basta saperlo... e si risolve tutto.

giovedì 11 luglio 2013

Fìdati e sfìdati

Fìdati di te come delle persone in cui riponi fiducia e che ritieni speciali, forti, superiori.
Sfìdati ogni volta che v/puoi.
Perché fare una doccia calda quando puoi farne una ghiacciata? Pensaci, la prossima volta che metti mano alla manovella della tua doccia. Se viri sull'acqua calda, non sei cambiato molto rispetto a ieri. Se viri su freddo, invece...
Pensa a com'eri ieri. Pensa a com'eri diverso. Se non sei ancora diverso, fai qualcosa per renderti diverso.
Primo passo: esci e sdraiati per strada. Ma in un posto dove passa molta gente. Finché ti provoca fastidio, continua a farlo.
Quando ti senti abbastanza ok, passa al punto successivo.
Ma devi cambiare. Devi sfidarti di continuo.
Perché sei convinto che questo ti stressi. In realtà non stressa te: stressa solo le tue abitudini e le tue medie aspettative quotidiane. Ma in realtà non sei diverso da uno che se ne sta chiuso in casa tutto il giorno: solo che sei chiuso nella tua testa.
Mi pare chiaro che si sta meglio fuori, che dentro. Giusto?
È normale anche se guardi un pompatissimo palestrato.
Tu lo vedi che solleva pesi da 100 KG e dici "vabbè, ma io sono più intelligente".
Intanto quello lì arriva a sollevare 100 KG, e stai sicuro che non ha cominciato da 90 KG, è partito da molto più in basso, e magari gli pesava (ahah) anche, allenarsi così.
Sai cosa? Una volta che l'hai fatto, una volta che ti sei sfidato, capisci che in fondo non era così male. Sì, ti ha dato un po' fastidio, però pensavi peggio.
E via via sarà sempre meglio. E più facile.
Quando uno vuole cambiare, pensa sempre alla bellezza di arrivare alla fine del percorso, pensa sempre a com'è bello una volta che la strada è in discesa, ma ha sempre paura di cominciare. Eppure... sulla carta, l'inizio del percorso, la sua metà e la fine sono assolutamente identici. Semplici fasi. Sei tu a dargli colore, e a dargli i timori. Ma se hai fiducia nella metà e nella fine, beh, sappi che l'inizio non è assolutamente diverso e comincia adesso piuttosto che domani.
La cosa bella del rimboccarsi le maniche è che puoi farlo davvero in qualunque istante.
Quindi: adesso vai dal tuo vicino e bacialo.
Quindi: adesso vai in metro e urla "YUHUUUUUUU!!!".
Quindi: adesso entra nel primo negozio che ti capita e mettiti dietro al bancone a servire la gente (anche se non ci lavori davvero).
Quindi: lo so che è un luogo comune quello di migliorarsi giorno per giorno, affrontare le proprie paure, e cose così.
Però chiediti se lo stai facendo.
Fai una lista.
Io ho sempre odiato le liste perché credevo fossero restrittive.
Qualche volta lo sono, e spesso è difficile farle: ma sono dannatamente schiette e dirette.
Non puoi scappare da una lista. Tira fuori quello che ti fa paura e scrivilo.
Poi non è che le liste debbano sempre essere fatte su cose sgradevoli! Una volta che ti sembra di stare trattenendo belle sensazioni, fai una lista su come pensi di poterle conservare.
Perciò ecco il nuovo motto: fìdati e sfìdati.

martedì 4 giugno 2013

Lo vedi?

Lo vedi, che quando remiamo nella stessa direzione siamo davvero forti?
Imprimere a forza nell'anima per ricordare questa sensazione di sovrapposizione.
E cercare di trattenerla.

(Ho paura ad andare a dormire. Domani potrei svegliarmi e aver già perso questa sensazione.)

sabato 1 giugno 2013

È vuoto



Una volta, fino a poco tempo fa, remavamo nella stessa direzione, e tutto andava bene.
Non posso credere che in tutto questo tempo tu ti sia solo ingigantito alle mie spalle.
Sono sicuro che possiamo ancora fare qualcosa per tornare una cosa sola in tempi ragionevoli.
Però ti prego, dammi una mano, o almeno vienimi un po' incontro, che io da solo non ce la faccio davvero...

venerdì 31 maggio 2013

Come va?

Ho scritto un sacco di spunti, chissà se gli darò mai un senso un po' più compiuto.

Tu non ci dovevi neanche venire, quel giorno.

giovedì 16 maggio 2013

Scrivi pure un titolo...

"Il bello è che scrivere non serve a nulla di quello che uno vuole.
Scrivere è un limite, un dolore, un difetto in più.
Il bello è che dopo averlo fatto, stai malissimo.
Niente è cambiato, tutto rimane al suo posto, tranne i tuoi fottuti capelli.
Pelè non torna in campo.
Il brutto è che scrivi e Pambelè va al tappeto steso da un gringo, un gringo maledetto che è stato dentro per aver picchiato sua madre.
Il bello è che scrivi e continui a sognare la moglie del vicino, sogni di afferrarla per le orecchie e darle una bella ripassata.
Il brutto è che scrivere non ti guarisce dagli impulsi assassini, che rapinare un supermercato rimane il tuo obiettivo impossibile.
Il brutto è che desideri ancora un amore indimenticabile.
Il brutto è che leggi i grandi autori ma solo Bukowski ti rimane.
Il brutto è che un giorno la ragazza carina viene a sapere che scrivi e lo stesso non si lascia scopare da te.
Il brutto è che scrivere serve a tutto quello che tu non vuoi."

(Efraim Medina Reyes)