Stavo continuando a pensare, alla luce di riflessioni venute a galla dopo il post di prima, che in teoria a leggere frasi e aforismi non c'è niente di male, e spesso leggere la parola giusta al momento giusto può essere importante, addirittura illuminante.
Però, boh.
Perché, se uno dice qualcosa di bello, allora la gente ci fa una bella frasetta ricamata da appiccicare su un'immagine colorata?
Non ti può bastare, leggere una frasetta, per farti sentire soddisfatto.
Io credo che tutto dipenda dal taglio che dai tu alle cose che fai.
Credo che le scorciatoie non siano la strada giusta. Credo che il percorso vada compiuto dall'inizio alla fine, per capire bene.
Per un certo periodo di tempo, io ho addirittura smesso di leggere, perché in un paio di libri letti uno dopo l'altro avevo trovato "situazioni" che calzavano alla perfezione quello di cui avevo bisogno, e ho rosicato perché non ci ero arrivato da solo, anche se mi mancava un piccolo tassello...
(Ecco, QUESTO è un tantino esagerato!!! Mi sa che era solo un po' di rosicazione dovuta al momento!)
Le esperienze vanno vissute e capite sulla propria pelle, frasi così magari ti fanno credere di aver capito, e invece sono vuote, perché ti manca completamente il background, la storia dell'individuo che l'ha detta, le sue esperienze passate, le sensazioni e gli stati d'animo che lo hanno spinto a dirla: e finisci col capire male. Non solo fai la figura dello scemo, ma fai anche un torto a quel poveretto che non voleva fare altro che condividere una sua scoperta...
Il punto è che forse tendiamo a dimenticarci che le cose sono un po' più complicate di quanto sembrino.
Mi hanno sempre fatto morire dal ridere, per dirne una, gli slogan politici.
Soprattutto quelli più "agguerriti" e "provocatori"... per esempio quelli che ogni tanto compaiono in facoltà come "Ore 12 Pranzo Sociale"...
Che cazzo vuol dire "pranzo sociale"? Se magni, magni, mica un pranzo è diverso da un altro.
Oppure "l'Italia agli Italiani"... io non riuscirei neanche a dire "il Mondo agli Umani"... non ci sono solo umani su questo mondo... e poi francamente non tutti gli umani mi entusiasmano così tanto!
O ancora, "Morte ai Padroni"... e poi quando l'hai ucciso, il padrone diventi tu!
Gli slogan vanno bene per persone con cervelli molto semplici. Non ricordo dove, ho letto da qualche parte che gli analfabeti del ventunesimo secolo sono quelli incapaci di "leggere" le situazioni, quello che viene loro posto e presentato davanti agli occhi.
Le cose sono sempre almeno un gradino più complicate di quello che appaiono. Sempre.
Meglio pensarci due volte, piuttosto che una sola.
A conclusione del post: se trovate una frase che vi piace, andatevi a vedere chi l'ha detta, chi era, come la pensava e, se la frase è un estrapolato, andatevi a vedere da dove è presa!
domenica 17 giugno 2012
Alcune differenze
"When you call yourself an Indian, or a Muslim, or a Christian or a European, or anything else, you are being violent. Do you see why it is violent? Because you are separating yourself from the rest of mankind. When you separate yourself by belief, by nationality, by tradition, it breeds violence. So a man who is seeking to understand violence does not belong to any country, to any religion, to any political party or partial system; he is concerned with the total understanding of mankind."
- Jiddu Krishnamurti
---
Oggi mi sono imbattuto in questa frase di Krishnamurti, e mi ha colpito abbastanza. Non succedeva da un po' di tempo, che capitassi per caso a leggere sue frasi. Qualche anno fa, avevo anche postato qualcosa di suo, sul blog. E anche oggi sono venuto qui con l'intento di scrivere questa frase.
Eppure, non sono convinto.
Sono d'accordo, tante diversità servono solo a separare le persone le une dalle altre, a mettere paletti tante volte invalicabili, e a creare incomprensioni e da lì violenza.
Però... il bello è anche questo.
Le diversità sono anche belle. Fare finta che non esistano è dannoso.
Affrontare la vita così, è dannoso. Perché arrivi alla conclusione che il metodo per affrontare le cose è che non è necessario alcun metodo.
Riflettiamo, e impariamo la nostra lezione un passo alla volta...
sabato 16 giugno 2012
10 Piccole Cose
Ecco i tuoi compiti...
1. Riceverai un corpo.
Potrà piacerti o forse no, ma sarà comunque tuo per il resto di tempo che ti rimane da spendere da queste parti.
2. Avrai lezioni da imparare.
Sei stato immatricolato in una scuola a tempo pieno chiamata vita. In questa scuola avrai ogni giorno la possibilità di imparare alcune lezioni. Alcune di queste lezioni ti piaceranno, altre potresti ritenerle poco rilevanti o stupide.
3. Non ci sono sbagli, solo lezioni.
La crescita è un processo di prove ed errori, una continua sperimentazione. Gli esperimenti "falliti" fanno parte del processo allo stesso livello e modo di quelli "riusciti".
4. Una lezione si ripete finché non l'hai assimilata.
Una lezione ti verrà presentata in diverse forme finché non l'avrai compresa. A quel punto, potrai passare alla lezione successiva.
5. I corsi non hanno una data conclusiva.
Non esiste una parte della vita esente da lezioni. Finché sei in vita, esistono lezioni da imparare.
6. "Lì" non è meglio di "Qui".
Quando il tuo "lì" è diventato "qui", comincerai semplicemente ad avere un altro "lì" che ti apparirà subito meglio del tuo nuovo "qui".
7. Gli altri sono specchi di te stesso.
Non è possibile amare oppure odiare qualcosa di un'altra persona a meno che non sia riflesso di qualcosa che tu stesso ami od odi di te stesso.
8. Cosa fare della tua vita sta solo a te.
Hai tutti gli strumenti e le risorse di cui hai bisogno, cosa decidi di farci sta soltanto a te. La scelta è soltanto tua.
9. La risposta che cerchi è dentro di te.
Le risposte alle domande che ti porrai sulla vita sono già dentro di te. Tutto ciò che devi fare è guardare, ascoltare, e avere fiducia.
10. Che tu pensi di potercela fare o di non potercela fare, in entrambi i casi avrai ragione.
Pensaci.
- Anonimo
venerdì 8 giugno 2012
Elastic Rock
Il punto è che bisogna essere elastici!
Dentro, ma anche fuori!
Con la mente, ma anche col corpo!
Chi è elastico vince!
È risaputo!
Non ci credete? Guardate le rocce!
Pensate che le rocce siano qualcosa di statico, tosto, potente, piazzato, inamovibile?
Non è vero: una roccia non è mai uguale a sé stessa, ogni secondo che passa è costretta a subìre le intemperie del tempo, l'erosione, qualche scheggiatura, e poi quel bambino che la fa rotolare... (Speriamo non voglia tirarla da un cavalcavia!)
Secondo me, ogni tanto la roccia si annoia un po', ma intanto, zitta zitta, dopo tanto tempo, sta ancora lì, e non sembra se la passi male.
Guarda te come ascoltando una canzone vai a scoprire che anche le rocce sono elastiche!
Ti rendi conto?
Una roccia è più elastica di te!
E tu, cosa aspetti a diventarlo?
Niente, pensieri post-calcetto!
martedì 29 maggio 2012
It will be sunny one day
April 10, 2006
Dear Crystal,
I'm so sorry to hear that life is getting you down at the moment. Goodness knows, it can be so tough when nothing seems to fit and little seems to be fulfilling. I'm not sure there's any specific advice I can give that will help bring life back its savor. Although they mean well, it's sometimes quite galling to be reminded how much people love you when you don't love yourself that much.
I've found that it's of some help to think of one's moods and feelings about the world as being similar to the weather:
Here are some obvious things about the weather:
It's real.
You can't change it by wishing it away.
If it's dark and rainy it really is dark and rainy and you can't alter it.
It might be dark and rainy for two weeks in a row.
BUT
It will be sunny one day.
It isn't under one's control as to when the sun comes out, but come out it will.
One day.
It really is the same with one's moods, I think. The wrong approach is to believe that they are illusions. They are real. Depression, anxiety, listlessness - these are as real as the weather - AND EQUALLY NOT UNDER ONE'S CONTROL. Not one's fault.
BUT
They will pass: they really will.
In the same way that one has to accept the weather, so one has to accept how one feels about life sometimes. "Today's a crap day," is a perfectly realistic approach. It's all about finding a kind of mental umbrella. "Hey-ho, it's raining inside: it isn't my fault and there's nothing I can to about it, but sit it out. But the sun may well come out tomorrow and when it does, I shall take full advantage."
I don't know if any of that is of any use: it may not seem it, and if so, I'm sorry. I just thought I'd drop you a line to wish you well in your search to find a little more pleasure and purpose in life.
Very best wishes,
Stephen Fry.
---
Mi sembra succeda che la gente pensi che io sia sempre felice.
Non è così.
Ho anzi imparato che spesso le persone più sorridenti, più buffe, più divertenti, sono proprio quelle che si sentono, ogni tanto, davvero tristi.
La lettera qui sopra è stata scritta da un comico.
Un po' di tempo fa, mi atteggiavo da cinico, disilluso, ero distruttivo verso qualsiasi cosa, e ammetto che era divertente. Forse con le ragazze faceva pure più scena.
Ma non è poi così entusiasmante. Alla lunga, succede che prima diventi strano, poi diventi triste, e alla fine ti ritrovi vecchio dentro.
Si tratta di scegliere. Scegliere tra l'amore e i suoi opposti, odio o indifferenza.
Non intendo "amore" solo in senso carnale, neanche solo in senso platonico... mi riferisco alla passione, la passione che si ha per la vita, nel fare le cose, nel veder nascere e crescere qualcosa di creato con le proprie forze.
A volte basta davvero solo scegliere di comportarsi in un certo modo, con passione.
Io, per esempio, quando sono triste, o depresso - e appunto... capita! - penso semplicemente questo: a loro, non gliela darò mai vinta.
Ne vale la pena.
E qualche volta, è sufficiente. :-)
Dear Crystal,
I'm so sorry to hear that life is getting you down at the moment. Goodness knows, it can be so tough when nothing seems to fit and little seems to be fulfilling. I'm not sure there's any specific advice I can give that will help bring life back its savor. Although they mean well, it's sometimes quite galling to be reminded how much people love you when you don't love yourself that much.
I've found that it's of some help to think of one's moods and feelings about the world as being similar to the weather:
Here are some obvious things about the weather:
It's real.
You can't change it by wishing it away.
If it's dark and rainy it really is dark and rainy and you can't alter it.
It might be dark and rainy for two weeks in a row.
BUT
It will be sunny one day.
It isn't under one's control as to when the sun comes out, but come out it will.
One day.
It really is the same with one's moods, I think. The wrong approach is to believe that they are illusions. They are real. Depression, anxiety, listlessness - these are as real as the weather - AND EQUALLY NOT UNDER ONE'S CONTROL. Not one's fault.
BUT
They will pass: they really will.
In the same way that one has to accept the weather, so one has to accept how one feels about life sometimes. "Today's a crap day," is a perfectly realistic approach. It's all about finding a kind of mental umbrella. "Hey-ho, it's raining inside: it isn't my fault and there's nothing I can to about it, but sit it out. But the sun may well come out tomorrow and when it does, I shall take full advantage."
I don't know if any of that is of any use: it may not seem it, and if so, I'm sorry. I just thought I'd drop you a line to wish you well in your search to find a little more pleasure and purpose in life.
Very best wishes,
Stephen Fry.
---
Mi sembra succeda che la gente pensi che io sia sempre felice.
Non è così.
Ho anzi imparato che spesso le persone più sorridenti, più buffe, più divertenti, sono proprio quelle che si sentono, ogni tanto, davvero tristi.
La lettera qui sopra è stata scritta da un comico.
Un po' di tempo fa, mi atteggiavo da cinico, disilluso, ero distruttivo verso qualsiasi cosa, e ammetto che era divertente. Forse con le ragazze faceva pure più scena.
Ma non è poi così entusiasmante. Alla lunga, succede che prima diventi strano, poi diventi triste, e alla fine ti ritrovi vecchio dentro.
Si tratta di scegliere. Scegliere tra l'amore e i suoi opposti, odio o indifferenza.
Non intendo "amore" solo in senso carnale, neanche solo in senso platonico... mi riferisco alla passione, la passione che si ha per la vita, nel fare le cose, nel veder nascere e crescere qualcosa di creato con le proprie forze.
A volte basta davvero solo scegliere di comportarsi in un certo modo, con passione.
Io, per esempio, quando sono triste, o depresso - e appunto... capita! - penso semplicemente questo: a loro, non gliela darò mai vinta.
Ne vale la pena.
E qualche volta, è sufficiente. :-)
The Rains of Castamere
And who are you, the proud lord said,
That I must bow so low?
Only a cat of a different coat,
That's all the truth I know.
In a coat of gold, or a coat of red,
A lion still has claws.
And mine are long and sharp, my lord,
As long and sharp as yours.
And so he spoke, and so he spoke,
That lord of Castamere.
But now the rains weep o'er his hall,
With no one there to hear.
Yes, now the rains weep o'er his hall,
And not a soul to hear.
martedì 15 maggio 2012
Il Grande Monologo
Ha cominciato col cinema muto, e finisce col fare il più grande monologo della storia del cinema.
Curiosamente, ho trovato questo video in cui è montato con Time, il pezzo più intenso della colonna sonora di Inception. Coincidono perfettamente, sia come durata, che come intensità e climax.
Se non l'avete mai visto, prendetevi il vostro tempo.
Fa un certo effetto.
Se non masticate l'inglese - certo che in lingua originale è tutto un altro impatto - sotto mi sono preso il tempo e la libertà di provare una traduzione.
A me sta dando i brividi tutte le volte che l'ascolto.
"I'm sorry, but I don't want to be an emperor. That's not my business. I don't want to rule or conquer anyone. I should like to help everyone, if possible, Jew, gentile, black man, white. We all want to help one another. Human beings are like that. We want to live by each other's happiness - not by each other's misery. We don't want to hate and despise one another.
In this world there is room for everyone. And the good earth is rich and can provide for everyone. The way of life can be free and beautiful, but we have lost the way. Greed has poisoned men's souls, has barricaded the world with hate, has goose-stepped us into misery and bloodshed. We have developed speed, but we have shut ourselves in. Machinery that gives abundance has left us in want. Our knowledge has made us cynical. Our cleverness, hard and unkind. We think too much and feel too little. More than machinery we need humanity. More than cleverness we need kindness and gentleness. Without these qualities, life will be violent and all will be lost.
The airplane and the radio have brought us close together. The very nature of these inventions cries out of the goodness in men, cries out for universal brotherhood, for the unity of us all. Even now my voice is reaching millions throughout the world - millions of despairing men, women and little children - victims of a system that makes men torture and imprison innocent people. To those who can hear me, I say - do not despair. The misery that is now upon us is but the passing of greed - the bitterness of men who fear the way of human progress. The hate of men will pass, and dictators die, and the power they took from the people will return to the people, and so long as men die, liberty will never perish.
Soldiers! Don't give yourselves to the brutes - men who despise you - enslave you - who regiment your lives - tell you what to do - what to think and what to feel! Who drill you, diet you, treat you like cattle, use you as a cannon fodder. Don't give yourselves to these unnatural men - machine men with machine minds and machine hearts! You are not machines! You are not cattle! You are men! You have the love of humanity in your hearts. You don't hate! Only the unloved hate - the unloved and the unnatural!
Soldiers! Don't fight for slavery! Fight for liberty! In the 17th Chapter of St. Luke it is written: "the Kingdom of God is within man" - not one man nor a group of men, but in all men! In you! You, the people have the power - the power to create machines. The power the create happiness! You, the people, have the power to make this life free and beautiful, to make this life a wonderful adventure.
Then, in the name of democracy, let us use that power! Let us all unite! Let us fight for a new world, a decent world that will give men a chance to work, that will give youth the future and old age a security. By the promise of these things, brutes have risen to power, but they lie! They do not fullfil their promise; they never will. Dictators free themselves, but they enslave the people! Now, let us fight to fulfill that promise! Let us fight to free the world, to do away with national barriers, to do away with greed, with hate and intolerance. Let us fight for a world of reason, a world where science and progress will lead to all men's happiness.
Soldiers! In the name of democracy, let us all unite!"
---
"Mi dispiace, ma non voglio essere imperatore. Non è il mio mestiere. Non voglio comandare né conquistare nessuno. Vorrei aiutare tutti, se possibile, ebrei, ariani, bianchi, neri. Tutti noi vogliamo aiutarci vicendevolmente. Gli esseri umani sono fatti così. Vogliamo vivere nella reciproca felicità - non sulle sfortune altrui. Non vogliamo odiarci e disprezzarci l'un l'altro.
Al mondo c'è posto per tutti. E la buona Terra è ricca e in grado di provvedere a tutti. La nostra vita può essere felice e meravigliosa, ma l'abbiamo dimenticato, abbiamo smarrito la retta via. L'avidità ha avvelenato le nostre anime, ha sigillato il mondo dietro una barricata d'odio, ci ha fatto marciare, a passo d'oca, verso infelicità e spargimenti di sangue. Abbiamo aumentato le velocità, ma ci siamo chiusi in noi stessi. Le macchine create per darci l'abbondanza ci hanno lasciati nel bisogno. La nostra sapienza ci ha resi cinici. La nostra intelligenza, duri e spietati. Pensiamo troppo e sentiamo troppo poco. Più che di macchine, abbiamo bisogno di umanità. Più che di intelligenza, abbiamo bisogno di dolcezza e buon cuore. Senza queste doti, la vita sarà solo violenza e tutto andrà perduto.
Gli aerei e la radio ci hanno avvicinati quando eravamo lontani. La natura stessa di queste invenzioni è la riprova della bontà dell'uomo, è un grido alla fratellanza universale, all'unione dei popoli. Persino in questo momento la mia voce raggiunge milioni di persone in tutto il mondo - milioni di uomini, donne e bambini disperati - vittime di un sistema che costringe l'uomo a torturare e imprigionare persone innocenti. Ma a tutti quelli che possono sentirmi, io dico - non disperate. L'infelicità che ci ha colpiti non è che un effetto dell'avidità umana - l'amarezza di coloro che temono il progresso umano. L'odio degli uomini passerà, i dittatori moriranno, e il potere che hanno strappato alla gente ritornerà alla gente, finché l'uomo sarà mortale, la libertà non potrà mai morire.
Soldati! Non consegnatevi a questi bruti che vi disprezzano, che vi riducono a schiavi, che comandano le vostre vite, che vi dicono cosa fare, cosa pensare e che sensazioni provare! Che vi dicono cosa imparare, cosa mangiare, che vi trattano come bestie e si servono di voi come carne da macello! Non concedetevi a questi esseri inumani - uomini macchina con un computer al posto del cervello e del cuore! Voi non siete macchine! Voi non siete bestie! Voi siete uomini! Con nel cuore tutto l'amore per l'umanità. Non odiate! Solo chi non è amato odia - chi non è amato e chi sceglie di rinnegare la sua umanità!
Soldati! Non combattete per la schiavitù! Combattete per la libertà! Nel Vangelo di San Luca è scritto che "il Regno di Dio è nell'Uomo" - non un uomo solo, né un piccolo gruppo di uomini, ma in tutti gli uomini! In voi! Voi, il popolo, avete il potere di creare le macchine. Il potere di creare la felicità! Voi, il popolo, avete il potere di rendere questa vita libera e bellissima, di rendere questa vita una splendida avventura.
E allora, in nome della democrazia, usiamo questo potere! Uniamoci tutti! Battiamoci per un nuovo mondo, un mondo buono dove gli uomini possano lavorare, dove i giovani abbiano un futuro e gli anziani la serenità. Promettendoci tutto questo, i bruti sono saliti al potere, ma ci mentono! Non mantengono le loro promesse, né mai le manterranno. I dittatori liberano sé stessi, ma riducono tutti gli altri in schiavitù! Battiamoci per liberare il mondo, per abbattere le barriere nazionali, per eliminare l'ingordigia, l'odio e l'intolleranza. Battiamoci per un mondo giusto, un mondo dove scienza e progresso conducano alla felicità di tutti.
Soldati, in nome della democrazia, uniamoci!"
lunedì 14 maggio 2012
Make a change/I know I have to go
[Father]
It's not time to make a change,
Just relax, take it easy,
You're still young, that's your fault,
There's so much you have to know.
Find a girl, settle down,
If you want you can marry.
Look at me, I am old, but I'm happy.
I was once like you are now, and I know it's not easy,
To be calm when you've found something going on.
But take your time, think a lot,
Why, think of everything you've got.
For you will still be here tomorrow,
but your dreams may not.
but your dreams may not.
[Son]
How can I try to explain, 'cause when I do it turns away again.
It's always been the same,
same old story.
same old story.
From the moment I could talk
I was ordered to listen.
I was ordered to listen.
Now there's a way and I know
that I have to go away.
that I have to go away.
I know I have to go.
[Father]
It's not time to make a change,
Just sit down, take it slowly.
You're still young, that's your fault,
There's so much you have to go through.
Find a girl, settle down,
If you want, you can marry.
Look at me, I am old, but I'm happy.
[Son]
All the times that I cried,
keeping all the things I knew inside,
keeping all the things I knew inside,
It's hard, but it's harder to ignore it.
If they were right, I'd agree,
but it's them they know not me.
but it's them they know not me.
Now there's a way and I know
that I have to go away.
that I have to go away.
I know I have to go.
(Cat Stevens, Father and Son)
È un periodo un po' strano. Sono successe e stanno succedendo tante cose belle, mi piacerebbe mettermi giù e scrivere di questi spunti belli, di come vorrei andare avanti, progetti futuri, speranze, sogni, incastonare tutto qui con la forza di chi ci vuole provare lo stesso anche se tutto il mondo gli dice che non può, tirare fuori quella sensazione per cui ti senti le spalle abbastanza larghe per reggere tutto anche per un'altra persona, e invece il momento che mi porta a mettermi qui davanti allo schermo è solo una sera in cui mi va solo di chiudermi in stanza e sentirmi canzoni tristi.
Che pizza.
Boh, succede. È curioso che succeda sempre in periodo d'esami, ma vabbè... :-)
Speriamo sia un preludio di qualche altra cosa. Avevo anche già cominciato a scrivere qualcosa, ma ho cancellato tutto, non è sera. Scusatemi, ma oggi sono solo per Cat Stevens.
Ci becchiamo nei prossimi giorni, allora!
martedì 13 marzo 2012
Weather Systems
Credo di non avere parole per la bellezza di quest'album, al primo ascolto.
Ero partito impauritissimo, terrorizzato della nuova direzione musicale, a quanto leggevo troppo "pop", per alcuni addirittura superficiale.
Cosa posso dire?
Mi vergogno prima di tutto di essermi fatto deviare da poche parole di sconosciuti.
E in secondo luogo, mi vergogno di essermi focalizzato tutto su questo famigerato "stile musicale", per perdere di vista quello che degli Anathema adoro davvero, e cioè la capacità di comunicare emozioni.
Ho i brividi e le lacrime agli occhi, cosa mai successa al primo ascolto di un album, per quello che mi riguarda.
E magari quest'album mi piacerà di meno di We're Here Because We're Here, ma non è importante, perché al primo ascolto ha avuto un impatto devastante su di me, e posso solo essere felice, felicissimo, che la mia vita continui ad avere come punto fermo questi ragazzi di Liverpool, che non mi lasciano solo un attimo, che continuano a stupirmi e a farmi sentire più vivo ogni istante che ascolto una loro canzone.
Grazie. Grazie. Grazie. Grazie. Grazie.
E ora via col secondo ascolto.
PS.
E sentitevelo.
Niente tecnicismi, niente pretenziosità, solo bellezza e amore per la vita, intensità, luci, ombre, e chissà cos'altro...
Si meritano di fare il grande salto, ragazzi.
Dategli una chance.
mercoledì 29 febbraio 2012
Spazio al caso... (Ispirazione Pt. 2?)
È passato diverso tempo dall'ultimo post, per quanto avessi deciso di riscrivere qualcosa quasi subito.
Tra l'altro, proprio un mesetto e mezzo fa, una forte convinzione che mi ero messo in testa era quella di scrivere qualcosa di divertente o ironico su questo blog. Mi sono riletto qualche post vecchio, e sì, ok, è roba che mi piace, ma mancava quel brio... quel brio che peraltro sento davvero "mio", specie quando vado in giro, in macchina, a piedi, per la Metro.
Ecco, tante volte ho pensato che dovrei decisamente portarmi un taccuino per scrivermi tutte le cose esilaranti che mi viene da lanciare a quegli antipatici che spintonano in metro, quelli che ti superano e poi vanno a due km/h, e tutte le altre varie personalità che ti irritano. In quei momenti mi sento davvero in gran vena poetica... delle volte mi faccio anche ridere da solo :P per le cose che dico.
Poi mi piazzo qua, davanti al computer... e quelle cose divertenti non vengono fuori.
Non so chi sia Luigi Tenco (potrei googlare ma non lo faccio), ma qualche giorno fa, su Facebook, è uscito un suo aforisma:
"Perché scrivi solo cose tristi?"
"Perché quando sono felice, esco."
Il che non è molto dissimile da quello che succede a me qui sul blog. Io non credo di scrivere cose tristi - non solo e non sempre, almeno - ma è vero che quando va tutto bene, è molto più bello farsi una passeggiata fuori e respirare aria fresca, piuttosto che chiudersi in casa a scrivere. No?
Certo, peccato che così facendo si perde quell'attimo di "ispirazione", che in realtà andrebbe assolutamente colta, istantaneizzata, messa per iscritto. Ma forse non è così male, perché quel momento di felicità "lo vivi lo stesso", e lo vivi nel modo più giusto: usandolo per stare bene.
È così che bisognerebbe usare i momenti felici: per stare bene. Facendo cose belle.
I momenti riflessivi, invece, sono quelli che puoi spendere appunto chiudendoti da una parte, magari facendo un po' d'atmosfera con le serrande abbassate e la musica giusta, e scrivere.
Insomma, avete visto Toy Story, no?
- Se avete detto "sì", continuate a leggere.
- Se avete detto "no", che cavolo aspettate!??!?! È tipo uno dei miei film preferiti...
I giocattoli "servono" a giocarci, non a tenerli su uno scaffale a prendere polvere o dietro a una bacheca di vetro per collezione. I momenti sono un po' così: anche loro hanno un loro scopo. Quelli felici, come i giocattoli, non sono proprio fatti per essere presi e messi su un blog.
O almeno, io non ne sono capace... per ora. Vedremo più in là. :-)
Ultimamente sto ascoltando molta musica jazz. Non so se la musica che ascolti possa cambiarti, ma il modo in cui sto cambiando coincide curiosamente con la musica jazz.
Normalmente, quando scrivevo altri post, per esempio anche col post prima di questo, poteva anche succedere che rimanessi dei giorni a pensare cosa scrivere, ad elaborare il concetto, prima di buttarmi sulla tastiera.
Sì, in effetti di spontaneo c'era qualcosa, ma se dovessi onestamente descrivere mediamente il contenuto del blog, direi che è tutto piuttosto elaborato.
Penso a un concetto, lo esploro, me lo rigiro, e provo a scrivere.
Bello è che, scrivendo, magari esce fuori qualcosa di nuovo e inaspettato, ma una volta chiuso l'argomento, esaurito l'interesse, mi fermo lì.
E mi sposto verso un'altra idea.
Sto notando con interesse che il mio approccio alle cose sta cambiando.
Mi sto lasciando diversi spazi vuoti, qua e là.
E mi dico: "qualcosa li riempirà". E basta.
Magari sarà il mio istinto, magari sarà una sorpresa da parte degli altri, ma è piuttosto piacevole, per come sta andando, e porta anche tante sorprese.
La cosa che mi fa impazzire del jazz è che non ci sono filtri tra la musica e il musicista, e di conseguenza anche tra il musicista e l'ascoltatore, perché non ci sono barriere tra te e la voce del musicista, che è la musica.
La musica è la voce del musicista.
I musicisti jazz... improvvisano. Non intellettualizzano quello che suonano. Tutto quello che fanno è prendere il loro strumento e raccontare una storia.
Questo punto è qualcosa che mi sono perso per strada negli ultimi anni.
In effetti, a parte... ehm... negli sketch di cabaret, non sono mai stato un grande improvvisatore. Mi sono sempre sentito più un architetto.
Prendo i pezzi, li metto insieme, pianifico, gli do una struttura, e costruisco qualcosa.
Sto pensando se quindi questo non possa essere il passo successivo della mia creatività.
Magari non è una strada in cui riesco poi così bene - l'atteggiamento è una cosa, l'indole un'altra! Ma è una strada che ora mi sento di esplorare con curiosità. Vediamo dove ci porta.
Come dicevo, è passato più tempo di quanto pensassi tra l'ultimo post e questo perché semplicemente prima mi sedevo con l'intenzione di scrivere ma avevo più voglia di fare altro. Di vedere persone. Di fare cose (Tutto fuorché studiare, che cosa insolita...).
Ed è strano, perché ho sempre avuto molto a cuore questo mio piccolo processo di creatività che è scrivere su un blog.
Non solo. Ho sempre ritenuto questo "scrivere sul blog" come qualcosa di molto importante per essere pienamente soddisfatto con me stesso. Avere sempre "sott'occhio" quello che mi passa per la testa, concedergli la giusta importanza, eventualmente rileggerlo, senza mai sottovalutare la più piccola pulce nell'orecchio.
Scusatemi se continuo a fare paragoni con la musica, ma... è più forte di me.
È un po' come se un musicista smettesse di fare la musica che gli piace, ma comincasse a farla quasi per attrito, perché ormai si vede che è capace, e scrive musica "per compiacere gli altri".
(La sensazione è che succeda spesso con certi artisti, tra parentesi.)
Magari la musica che scrive in questo stato gli riesce pure bene, ma è l'antitesi della spiritualità che dicevo sopra. È più intelletto che cuore. Interessante, senza dubbio, ma...
"Spiritualità" è una sensazione che ti tocca e ti connette, e come raggiunge e connette te può raggiungere e connettere anche gli altri.
Vedo l'arte un po' come una sorta di specchio.
Quando crei qualcosa (anche egoisticamente) e poi lo "pubblichi", lo rendi fruibile al mondo, quel qualcosa diventa uno specchio. Il tuo specchio: sei tu a contatto col mondo.
Se a qualcuno capiterà di guardare a quello specchio esattamente come l'hai guardato tu, ci si vedranno riflessi. Si sentiranno raggiunti anche loro.
"Toccare", "raggiungere" le persone in questo senso fa capire alle persone che non sono sole a provare un determinato sentimento.
Per questo, quando ascolto musica mi sento spesso come se perdessi la mia individualità e riuscissi con la testa e col cuore a vagare un po' nell'infinito... come parte di una più grande collettività. Ed è una sensazione bellissima, tutto l'opposto della solitudine, è una splendida pienezza.
Mi fa pensare che in fondo non siamo mai soli, quanto brutta sia o possa essere la cosa che stiamo provando.
Un po' di tempo fa ho scoperto che una persona leggeva il mio blog.
Ero stupito che quella persona leggesse in generale, prima ancora che leggesse addirittura il mio blog...
A ogni modo, doppia, piacevole sorpresa, questa persona mi ha detto di come fosse sorpresa delle cose che riuscivo a tirare fuori da me. Ha detto qualcosa tipo "Devi avere davvero la testa piena di cose"...
Ecco, questo credo che sia il bello di un processo creativo, e ciò che lo rende davvero importante: la mia testa è assolutamente vuota. Comincia a riempirsi ad un certo punto, e magari arriva anche ad essere piena di qualcosa per un po', ma appena arriva in questo stato, appena è anche solo vagamente piena, succede che scrivo, scrivo, scrivo, scrivo qualsiasi cosa, e allora si svuota del tutto.
(Tanta gente su Facebook si lagna e scrive cose come "Aiuuuuto come faccio a spegnere il cervello?" a parte che per spegnerlo doversti prima averlo acceso, cosa di cui mi dovresti quantomeno concedere il beneficio del dubbio, ma a ogni modo, usarlo per fare qualcosa di nuovo, usarlo per cominciare una sorta di creatività tutta tua, credo sia la strada.)
Quello del mio amico è un "errore" comune tra le persone che non sfruttano la loro creatività (ovvero: le persone che non fanno nulla per essere creative. Io credo che la creatività sia qualcosa di assolutamente insito in ognuno di noi e che andrebbe solamente "allenato").
Pensare che chi "crea" sia un serbatoio inesauribile da cui ogni tanto scaturisce qualcosa di bello.
Io non sono così, nessuno lo è.
Come invece altri ben sanno, mi capita spesso di attraversare periodi stantii in cui mi sento apatico, senza stimoli, vuoto, proiettato al nulla, poco incuriosito dal mondo esterno, poco stimolato in generale a fare qualsiasi cosa.
Cado in questi periodi proprio quando non viene fuori niente da me. Quando la mia testa - vuota - non si sta riempiendo con niente di bello e/o utile, e quindi non sto "accumulando" niente da elaborare, non ho niente di bello da poter dire. Tutte le cose che mi vengono in mente sono argomenti che ho già affrontato, cose che ho già fatto, già detto, già scritto... niente di nuovo, insomma.
Il bello di quando è quando faccio cose e raccolgo stimoli nuovi, e penso: "Wow. Questo sì che è qualcosa che davvero vale la pena fermarsi un po' a pensare." E tutto questo culmina in un preciso momento: quando è il momento giusto per tirare fuori tutto.
Ho un po' paura del fatto che "più avanti si va" più sono le cose che hai detto/fatto/pensato, e quindi sarà sempre più facile cadere in questo stato un po' moscio e fiacco, ma credo anche che in fondo là fuori sia davvero pieno di stimoli, e che anche se sono stimoli "vecchi", può essere che nel frattempo siamo noi ad essere cambiati e ad essere ora attratti da altri aspetti di quegli stimoli vecchi. Ma anche il semplice "ripetersi" può diventare frustrante. Anche perché ripetendoti non avrai mai, qualitativamente parlando, gli stessi risultati che invece avevi raggiunto la prima volta, magari sotto una bella ispirazione.
A ogni modo, ho sempre pensato ad una persona come ad un pozzo senza fondo.
Il giorno che non troverai più stimoli, sarà il giorno in cui sarai "pieno".
Ma essendo per adesso convinto che noi si sia tutti "pozzi senza fondo", vado moderatamente tranquillo... :-)
Ma è questa la cosa che mi spaventa di più: arrivare, un giorno, a dirmi: "OK, qui non c'è più niente da fare. Non ho più niente da dire. Non c'è nient'altro che possa tirare fuori dal cilindro".
Ed è così che mi sento, certi momenti. Ma per fortuna, oggi sono momenti piuttosto brevi, mai durati più di qualche settimana o mese, alla peggio.
Finora, sono stato in grado di risolvere questo fastidioso stato in due modi: il primo è entrare a contatto con persone. Se sono persone nuove, meglio. Se sono persone che già conosco, allora cerco di fare con loro cose nuove. Non c'è niente che mi faccia sentire ispirato come certe persone intorno a me.
Il secondo è ascoltare.
Musica, il più delle volte.
Altrimenti, altre persone.
Libri, ma quelli meno spesso, perché ogni tanto finisco con l'essere geloso di quello che riescono a scrivere e del modo in cui gli scrittori riescono a tirare gli spunti fuori da sé.
Con tutto che se ne parla tanto, credo che oggi "l'ascolto" sia qualcosa che molti sottovalutino.
Anche i film mi danno molti spunti.
Non quelli dichiaratamente "impegnati" - spesso neanche li guardo perché li trovo pretenziosi e mi irritano - e tantomeno quelli romantici.
Sono un fan dei film di paura. Detta così è un po' banale, intendo film un pochino inquietanti, anche quelli di Bergman vanno bene, insomma. Non degli splatter, che sono comunque divertenti. Intendo quelle storie dove veramente si focalizza un sentimento che a me interessa tantissimo e che non ha mai cessato di passarmi per la testa: quello della paura della morte.
Film, oppure libri: quelli che mi affascinano di più, generalmente, sono le storie "vecchie", per l'approccio più "istintivo" nei confronti della morte.
Ci sono momenti in cui mi capita di pensare alla morte. Quando muore un personaggio famoso, il più delle volte. Meno spesso quando muore qualcuno che conosco. Per fortuna, per ora è successo pochissime volte.
Probabilmente è giusto che non ci pensi molto, dal basso della mia giovine età.
Eppure...
È un po' come guardare verso una direzione, la tua direzione, dove ci sono le cose che ti interessano ma intravedere con la coda dell'occhio una luce flebile proprio dietro di te.
Per curiosità, capita di girarsi verso la luce flebile.
Poi come niente succede che tutto ciò che si vede è appunto una flebile luce in lontananza, e allora sticavoli, torni a guardare dove guardavi prima.
Eppure...
Eppure ogni tanto capita per forza di pensarci. E penso che sia proprio questa sfuggevolezza della paura della morte, a renderla così interessante. Forse è qualcosa di sfuggente perché troppo terribile per noi da controllare.
Non credo sia un pensiero così sbagliato. A pensarci bene, tutte le religioni e tutte le filosofie trattano proprio di come prepararsi e/o tranquillizzarsi all'idea della morte. Un'idea dolorosa e senza soluzione, per noi che siamo ancora vivi.
Qualcuno mi dice che esistono altri animali consapevoli anche loro dell'idea di morte. Ma per quanto mi sia sforzato di crederci, continuo a credere che l'unico davvero in grado di capire che prima o poi si muore sia l'uomo. Non che sia qualcosa che gli altri animali ci invidiano, visto che è una specie di ombra che condiziona tutta la nostra esistenza.
Le religioni servono ad attenuare questa sofferenza e distrarci, con l'idea di una vita dopo la morte. Senza contare alcool, droga, e - sarebbe interessante discuterne - magari anche la cultura stessa.
Quello che invece succede con l'arte e che ritengo splendido, unico e meraviglioso, è che fa proprio l'opposto: è proprio quella cosa che ci ricorda della nostra mortalità. Ti fa imprimere - nella musica, in una pellicola, tra le righe - da qualche parte le tue sensazioni: se così facendo stai fermando il tempo, ti accorgi che è anche l'unico modo di fermarlo, l'unico modo di lasciare un segnale di te, in un flusso che non si ferma davvero mai.
Credo che tutto questo sia terribile e meraviglioso allo stesso tempo, ed è tutto questo che mi fa giungere alla conclusione che la vita sia un dono, un dono che vada sfruttato condividendo quanto più possibile, vivendo e cercando di crescere e far crescere con tutte le cose che abbiamo dentro, siano pensieri interessanti come sensazioni passeggere.
La vita può volare via davvero.
L'altro giorno cercavo di ricordare quando avessi fatto una certa esperienza e mi sono accorto che erano passati già sei anni. Volati!
Eh!
La vita vola via davvero, e tutto sta nel modo in cui cerchiamo/decidiamo di dare un senso ai nostri giorni.
Quando penso alla morte e penso che "c'è ancora tempo" per pensarci, in realtà poi penso a tutto questo, ed è allora con un sorriso che torno a pensarci: meglio, che ci abbia pensato a vent'anni. Farò le cose con molto più gusto. :-)
Questo post è partito con sottofondo Miles Davis, John Coltrane, Bill Evans, Thelonious Monk e Chet Baker ed è finito con Comus e Scott Walker. Ho provato a farmi guidare esclusivamente da dove sentivo il bisogno di andare.
Non so se mi è venuto bene, ma appunto, è una strada che mi divertirò a esplorare finché ne avrò gli stimoli. Vediamo da che parte si va. :-)
Gli esami sono finiti. Tante cose che volevo-fare-ma-non-potevo ora diventano possibili.
È tantissima roba. Bisogna solo fare ordine. Ma lasciando anche un po' di spazio al caso... :-)
Tra l'altro, proprio un mesetto e mezzo fa, una forte convinzione che mi ero messo in testa era quella di scrivere qualcosa di divertente o ironico su questo blog. Mi sono riletto qualche post vecchio, e sì, ok, è roba che mi piace, ma mancava quel brio... quel brio che peraltro sento davvero "mio", specie quando vado in giro, in macchina, a piedi, per la Metro.
Ecco, tante volte ho pensato che dovrei decisamente portarmi un taccuino per scrivermi tutte le cose esilaranti che mi viene da lanciare a quegli antipatici che spintonano in metro, quelli che ti superano e poi vanno a due km/h, e tutte le altre varie personalità che ti irritano. In quei momenti mi sento davvero in gran vena poetica... delle volte mi faccio anche ridere da solo :P per le cose che dico.
Poi mi piazzo qua, davanti al computer... e quelle cose divertenti non vengono fuori.
Non so chi sia Luigi Tenco (potrei googlare ma non lo faccio), ma qualche giorno fa, su Facebook, è uscito un suo aforisma:
"Perché scrivi solo cose tristi?"
"Perché quando sono felice, esco."
Il che non è molto dissimile da quello che succede a me qui sul blog. Io non credo di scrivere cose tristi - non solo e non sempre, almeno - ma è vero che quando va tutto bene, è molto più bello farsi una passeggiata fuori e respirare aria fresca, piuttosto che chiudersi in casa a scrivere. No?
Certo, peccato che così facendo si perde quell'attimo di "ispirazione", che in realtà andrebbe assolutamente colta, istantaneizzata, messa per iscritto. Ma forse non è così male, perché quel momento di felicità "lo vivi lo stesso", e lo vivi nel modo più giusto: usandolo per stare bene.
È così che bisognerebbe usare i momenti felici: per stare bene. Facendo cose belle.
I momenti riflessivi, invece, sono quelli che puoi spendere appunto chiudendoti da una parte, magari facendo un po' d'atmosfera con le serrande abbassate e la musica giusta, e scrivere.
Insomma, avete visto Toy Story, no?
- Se avete detto "sì", continuate a leggere.
- Se avete detto "no", che cavolo aspettate!??!?! È tipo uno dei miei film preferiti...
I giocattoli "servono" a giocarci, non a tenerli su uno scaffale a prendere polvere o dietro a una bacheca di vetro per collezione. I momenti sono un po' così: anche loro hanno un loro scopo. Quelli felici, come i giocattoli, non sono proprio fatti per essere presi e messi su un blog.
O almeno, io non ne sono capace... per ora. Vedremo più in là. :-)
Ultimamente sto ascoltando molta musica jazz. Non so se la musica che ascolti possa cambiarti, ma il modo in cui sto cambiando coincide curiosamente con la musica jazz.
Normalmente, quando scrivevo altri post, per esempio anche col post prima di questo, poteva anche succedere che rimanessi dei giorni a pensare cosa scrivere, ad elaborare il concetto, prima di buttarmi sulla tastiera.
Sì, in effetti di spontaneo c'era qualcosa, ma se dovessi onestamente descrivere mediamente il contenuto del blog, direi che è tutto piuttosto elaborato.
Penso a un concetto, lo esploro, me lo rigiro, e provo a scrivere.
Bello è che, scrivendo, magari esce fuori qualcosa di nuovo e inaspettato, ma una volta chiuso l'argomento, esaurito l'interesse, mi fermo lì.
E mi sposto verso un'altra idea.
Sto notando con interesse che il mio approccio alle cose sta cambiando.
Mi sto lasciando diversi spazi vuoti, qua e là.
E mi dico: "qualcosa li riempirà". E basta.
Magari sarà il mio istinto, magari sarà una sorpresa da parte degli altri, ma è piuttosto piacevole, per come sta andando, e porta anche tante sorprese.
La cosa che mi fa impazzire del jazz è che non ci sono filtri tra la musica e il musicista, e di conseguenza anche tra il musicista e l'ascoltatore, perché non ci sono barriere tra te e la voce del musicista, che è la musica.
La musica è la voce del musicista.
Ecco, questo è ciò che più si avvicina al mio concetto di spiritualità.
Qualcosa di fatto "perché andava fatto".
Qualcosa che viene direttamente dal tuo cuore, senza nessun processo intellettuale a modificarlo.I musicisti jazz... improvvisano. Non intellettualizzano quello che suonano. Tutto quello che fanno è prendere il loro strumento e raccontare una storia.
Questo punto è qualcosa che mi sono perso per strada negli ultimi anni.
In effetti, a parte... ehm... negli sketch di cabaret, non sono mai stato un grande improvvisatore. Mi sono sempre sentito più un architetto.
Prendo i pezzi, li metto insieme, pianifico, gli do una struttura, e costruisco qualcosa.
Sto pensando se quindi questo non possa essere il passo successivo della mia creatività.
Magari non è una strada in cui riesco poi così bene - l'atteggiamento è una cosa, l'indole un'altra! Ma è una strada che ora mi sento di esplorare con curiosità. Vediamo dove ci porta.
Come dicevo, è passato più tempo di quanto pensassi tra l'ultimo post e questo perché semplicemente prima mi sedevo con l'intenzione di scrivere ma avevo più voglia di fare altro. Di vedere persone. Di fare cose (Tutto fuorché studiare, che cosa insolita...).
Ed è strano, perché ho sempre avuto molto a cuore questo mio piccolo processo di creatività che è scrivere su un blog.
Non solo. Ho sempre ritenuto questo "scrivere sul blog" come qualcosa di molto importante per essere pienamente soddisfatto con me stesso. Avere sempre "sott'occhio" quello che mi passa per la testa, concedergli la giusta importanza, eventualmente rileggerlo, senza mai sottovalutare la più piccola pulce nell'orecchio.
Scusatemi se continuo a fare paragoni con la musica, ma... è più forte di me.
È un po' come se un musicista smettesse di fare la musica che gli piace, ma comincasse a farla quasi per attrito, perché ormai si vede che è capace, e scrive musica "per compiacere gli altri".
(La sensazione è che succeda spesso con certi artisti, tra parentesi.)
Magari la musica che scrive in questo stato gli riesce pure bene, ma è l'antitesi della spiritualità che dicevo sopra. È più intelletto che cuore. Interessante, senza dubbio, ma...
"Spiritualità" è una sensazione che ti tocca e ti connette, e come raggiunge e connette te può raggiungere e connettere anche gli altri.
Vedo l'arte un po' come una sorta di specchio.
Quando crei qualcosa (anche egoisticamente) e poi lo "pubblichi", lo rendi fruibile al mondo, quel qualcosa diventa uno specchio. Il tuo specchio: sei tu a contatto col mondo.
Se a qualcuno capiterà di guardare a quello specchio esattamente come l'hai guardato tu, ci si vedranno riflessi. Si sentiranno raggiunti anche loro.
"Toccare", "raggiungere" le persone in questo senso fa capire alle persone che non sono sole a provare un determinato sentimento.
Per questo, quando ascolto musica mi sento spesso come se perdessi la mia individualità e riuscissi con la testa e col cuore a vagare un po' nell'infinito... come parte di una più grande collettività. Ed è una sensazione bellissima, tutto l'opposto della solitudine, è una splendida pienezza.
Mi fa pensare che in fondo non siamo mai soli, quanto brutta sia o possa essere la cosa che stiamo provando.
Un po' di tempo fa ho scoperto che una persona leggeva il mio blog.
Ero stupito che quella persona leggesse in generale, prima ancora che leggesse addirittura il mio blog...
A ogni modo, doppia, piacevole sorpresa, questa persona mi ha detto di come fosse sorpresa delle cose che riuscivo a tirare fuori da me. Ha detto qualcosa tipo "Devi avere davvero la testa piena di cose"...
Ecco, questo credo che sia il bello di un processo creativo, e ciò che lo rende davvero importante: la mia testa è assolutamente vuota. Comincia a riempirsi ad un certo punto, e magari arriva anche ad essere piena di qualcosa per un po', ma appena arriva in questo stato, appena è anche solo vagamente piena, succede che scrivo, scrivo, scrivo, scrivo qualsiasi cosa, e allora si svuota del tutto.
(Tanta gente su Facebook si lagna e scrive cose come "Aiuuuuto come faccio a spegnere il cervello?" a parte che per spegnerlo doversti prima averlo acceso, cosa di cui mi dovresti quantomeno concedere il beneficio del dubbio, ma a ogni modo, usarlo per fare qualcosa di nuovo, usarlo per cominciare una sorta di creatività tutta tua, credo sia la strada.)
Quello del mio amico è un "errore" comune tra le persone che non sfruttano la loro creatività (ovvero: le persone che non fanno nulla per essere creative. Io credo che la creatività sia qualcosa di assolutamente insito in ognuno di noi e che andrebbe solamente "allenato").
Pensare che chi "crea" sia un serbatoio inesauribile da cui ogni tanto scaturisce qualcosa di bello.
Io non sono così, nessuno lo è.
Come invece altri ben sanno, mi capita spesso di attraversare periodi stantii in cui mi sento apatico, senza stimoli, vuoto, proiettato al nulla, poco incuriosito dal mondo esterno, poco stimolato in generale a fare qualsiasi cosa.
Cado in questi periodi proprio quando non viene fuori niente da me. Quando la mia testa - vuota - non si sta riempiendo con niente di bello e/o utile, e quindi non sto "accumulando" niente da elaborare, non ho niente di bello da poter dire. Tutte le cose che mi vengono in mente sono argomenti che ho già affrontato, cose che ho già fatto, già detto, già scritto... niente di nuovo, insomma.
Il bello di quando è quando faccio cose e raccolgo stimoli nuovi, e penso: "Wow. Questo sì che è qualcosa che davvero vale la pena fermarsi un po' a pensare." E tutto questo culmina in un preciso momento: quando è il momento giusto per tirare fuori tutto.
Ho un po' paura del fatto che "più avanti si va" più sono le cose che hai detto/fatto/pensato, e quindi sarà sempre più facile cadere in questo stato un po' moscio e fiacco, ma credo anche che in fondo là fuori sia davvero pieno di stimoli, e che anche se sono stimoli "vecchi", può essere che nel frattempo siamo noi ad essere cambiati e ad essere ora attratti da altri aspetti di quegli stimoli vecchi. Ma anche il semplice "ripetersi" può diventare frustrante. Anche perché ripetendoti non avrai mai, qualitativamente parlando, gli stessi risultati che invece avevi raggiunto la prima volta, magari sotto una bella ispirazione.
A ogni modo, ho sempre pensato ad una persona come ad un pozzo senza fondo.
Il giorno che non troverai più stimoli, sarà il giorno in cui sarai "pieno".
Ma essendo per adesso convinto che noi si sia tutti "pozzi senza fondo", vado moderatamente tranquillo... :-)
Ma è questa la cosa che mi spaventa di più: arrivare, un giorno, a dirmi: "OK, qui non c'è più niente da fare. Non ho più niente da dire. Non c'è nient'altro che possa tirare fuori dal cilindro".
Ed è così che mi sento, certi momenti. Ma per fortuna, oggi sono momenti piuttosto brevi, mai durati più di qualche settimana o mese, alla peggio.
Finora, sono stato in grado di risolvere questo fastidioso stato in due modi: il primo è entrare a contatto con persone. Se sono persone nuove, meglio. Se sono persone che già conosco, allora cerco di fare con loro cose nuove. Non c'è niente che mi faccia sentire ispirato come certe persone intorno a me.
Il secondo è ascoltare.
Musica, il più delle volte.
Altrimenti, altre persone.
Libri, ma quelli meno spesso, perché ogni tanto finisco con l'essere geloso di quello che riescono a scrivere e del modo in cui gli scrittori riescono a tirare gli spunti fuori da sé.
Con tutto che se ne parla tanto, credo che oggi "l'ascolto" sia qualcosa che molti sottovalutino.
Anche i film mi danno molti spunti.
Non quelli dichiaratamente "impegnati" - spesso neanche li guardo perché li trovo pretenziosi e mi irritano - e tantomeno quelli romantici.
Sono un fan dei film di paura. Detta così è un po' banale, intendo film un pochino inquietanti, anche quelli di Bergman vanno bene, insomma. Non degli splatter, che sono comunque divertenti. Intendo quelle storie dove veramente si focalizza un sentimento che a me interessa tantissimo e che non ha mai cessato di passarmi per la testa: quello della paura della morte.
Film, oppure libri: quelli che mi affascinano di più, generalmente, sono le storie "vecchie", per l'approccio più "istintivo" nei confronti della morte.
Ci sono momenti in cui mi capita di pensare alla morte. Quando muore un personaggio famoso, il più delle volte. Meno spesso quando muore qualcuno che conosco. Per fortuna, per ora è successo pochissime volte.
Probabilmente è giusto che non ci pensi molto, dal basso della mia giovine età.
Eppure...
È un po' come guardare verso una direzione, la tua direzione, dove ci sono le cose che ti interessano ma intravedere con la coda dell'occhio una luce flebile proprio dietro di te.
Per curiosità, capita di girarsi verso la luce flebile.
Poi come niente succede che tutto ciò che si vede è appunto una flebile luce in lontananza, e allora sticavoli, torni a guardare dove guardavi prima.
Eppure...
Eppure ogni tanto capita per forza di pensarci. E penso che sia proprio questa sfuggevolezza della paura della morte, a renderla così interessante. Forse è qualcosa di sfuggente perché troppo terribile per noi da controllare.
Non credo sia un pensiero così sbagliato. A pensarci bene, tutte le religioni e tutte le filosofie trattano proprio di come prepararsi e/o tranquillizzarsi all'idea della morte. Un'idea dolorosa e senza soluzione, per noi che siamo ancora vivi.
Qualcuno mi dice che esistono altri animali consapevoli anche loro dell'idea di morte. Ma per quanto mi sia sforzato di crederci, continuo a credere che l'unico davvero in grado di capire che prima o poi si muore sia l'uomo. Non che sia qualcosa che gli altri animali ci invidiano, visto che è una specie di ombra che condiziona tutta la nostra esistenza.
Le religioni servono ad attenuare questa sofferenza e distrarci, con l'idea di una vita dopo la morte. Senza contare alcool, droga, e - sarebbe interessante discuterne - magari anche la cultura stessa.
Quello che invece succede con l'arte e che ritengo splendido, unico e meraviglioso, è che fa proprio l'opposto: è proprio quella cosa che ci ricorda della nostra mortalità. Ti fa imprimere - nella musica, in una pellicola, tra le righe - da qualche parte le tue sensazioni: se così facendo stai fermando il tempo, ti accorgi che è anche l'unico modo di fermarlo, l'unico modo di lasciare un segnale di te, in un flusso che non si ferma davvero mai.
Credo che tutto questo sia terribile e meraviglioso allo stesso tempo, ed è tutto questo che mi fa giungere alla conclusione che la vita sia un dono, un dono che vada sfruttato condividendo quanto più possibile, vivendo e cercando di crescere e far crescere con tutte le cose che abbiamo dentro, siano pensieri interessanti come sensazioni passeggere.
La vita può volare via davvero.
L'altro giorno cercavo di ricordare quando avessi fatto una certa esperienza e mi sono accorto che erano passati già sei anni. Volati!
Eh!
La vita vola via davvero, e tutto sta nel modo in cui cerchiamo/decidiamo di dare un senso ai nostri giorni.
Quando penso alla morte e penso che "c'è ancora tempo" per pensarci, in realtà poi penso a tutto questo, ed è allora con un sorriso che torno a pensarci: meglio, che ci abbia pensato a vent'anni. Farò le cose con molto più gusto. :-)
Questo post è partito con sottofondo Miles Davis, John Coltrane, Bill Evans, Thelonious Monk e Chet Baker ed è finito con Comus e Scott Walker. Ho provato a farmi guidare esclusivamente da dove sentivo il bisogno di andare.
Non so se mi è venuto bene, ma appunto, è una strada che mi divertirò a esplorare finché ne avrò gli stimoli. Vediamo da che parte si va. :-)
Gli esami sono finiti. Tante cose che volevo-fare-ma-non-potevo ora diventano possibili.
È tantissima roba. Bisogna solo fare ordine. Ma lasciando anche un po' di spazio al caso... :-)
Iscriviti a:
Commenti (Atom)
