giovedì 6 settembre 2012

Proverbi

Da quando sei piccolo ti capita di sentire a ruota dei proverbi, che ormai non ci fai neanche più caso.
Più che rimandi a esperienze maggiori, sono gusci, frasi che usi lì quando semplicemente non sai cosa dire (o non hai voglia di dire nulla) e hai però bisogno di dire qualcosa.

"L'importante non è vincere, è partecipare".
"L'erba del vicino è sempre più verde".
"Chi trova un amico trova un tesoro".
"Non è tanto il freddo, è l'umidità".

Il bello diventa allora riscoprire i proverbi... al contrario. Quando ne hai sempre sentito uno senza mai davvero capirlo, e all'improvviso capisci che vuol dire una cosa piena, profonda.

"Partire è un po' morire".

Sì, ok, perché parti e ti dispiace, facile.

Avete presente quando muore qualcuno? Non so se è così per tutti, ma una delle primissime sensazioni che ricordo di aver provato relativamente al lutto è la sensazione che quella persona sia partita.
Sia andata lontano.
Non è qui, ma sicuramente da qualche parte sarà.
Il mondo è tanto grande.
Si sarà cacciata in un qualche angolo.
Magari una volta piglio l'aereo e la vado a trovare.

Solo che quella persona non c'è. Da nessuna parte.
Eh, bum. Lo dici giusto perché non posso controllare da tutte le parti.
Aspetta che mi scarico quell'app, e vedi che te la trovo.

Ecco perché "Partire è un po' morire"...

Ti trovi a vivere un ecosistema di rapporti, amicizie, impegni, piaceri, difficoltà, e ad un certo punto, puff, pigli l'aereo e tutto finisce. Cambi radicalmente. Da un giorno all'altro, quelle persone non ci sono più. Non passano più a trovarti mentre studi, non puoi più andarle a trovare, e tutte le cose che facevate insieme spariscono con loro.

E ti rimane una sensazione di vuoto che non è poi molto diversa da quella che scrivevo sopra...

Per fortuna, però, loro ci sono ancora, da qualche parte.
E, sempre per fortuna, basta davvero prendere un aereo.

(Tante parole per la testa. E ancora non vogliono uscire.)

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