giovedì 25 febbraio 2010

Qualche eco


Shandon
Noir
Not So Happy To Be Sad
---
Loose your head, lay your soul
Lick your wound and taste the blood
Feel the pain on your own

But
it hurts so lovely
Choose your hell, meet the fog

Let it all surround the core

Be the one like a storm

Lightning through the darkness


Oh never, no never
...

Never fear to suffer
Never hide behind a smile


Never cry without a sound


Be the
sigh in a song
Be the
silence in a romp
Be the
stain on the wall
Be the one deciding

Be
the first, but too late
Be
the last performance

Oh never, no never
...

Never fear to suffer
Never hide behind a smile


Never cry without a sound...


Ahah, non sentivo questa canzone da un sacco... probabilmente se non fosse partita per caso con la sveglia di stamattina, chissà quando avrei finito col sentirla davvero.

mercoledì 24 febbraio 2010

Nessun tracciato davanti

Sulle note di: Jeff Buckley - Hallelujah

E' impossibile stare contemporaneamente con i piedi ben piantati per terra e la testa tra le nuvole, a meno di non essere molto, molto alti.
E, allora, è meglio essere realisti o sognatori?
Vivere di poesia è arduo, anche se ci mettete sopra un vasetto di maionese.
Ma, d'altro canto, anche i tipi rigidi e tutti d'un pezzo hanno qualche problema, per esempio, quando devono allacciarsi le scarpe.

Nessuno può essere sempre uguale a sé stesso, neanche se è un gemello figlio unico.

Ma sia prima, che poi, a rimanere è la scelta che hai fatto. La strada che hai preso e quella che non hai preso. Stop.
Alla fine della strada, quale che sia, trovi qualcosa.
Se sei contento, tanto meglio.
Se sei triste, in fondo quelle che chiamiamo "sconfitte" sono altre. L'unica cosa da fare in questi casi è cercare di imparare qualcosa, per le prossime scelte.

Il guaio viene quando non vedi il sentiero davanti ai tuoi piedi. Dovrebbe esserci, ma è buio e non si vede bene.
Una sensazione difficile da descrivere...
Come quella voglia di giardinaggio che si portano dentro gli eschimesi.
Credo sia più facile, se hai qualcuno vicino, e se ti canticchi qualcosa, per farti compagnia.

domenica 21 febbraio 2010

Più vicini

Bambina mia,
per te avrei dato tutti i giardini
del mio regno,
se fossi stata regina,
fino all'ultima rosa, fino all'ultima piuma,
tutto il regno, per te.

E invece ti lascio baracche e spine,
polveri pesanti su tutto lo scenario,
battiti molto forti,
Palpebre cucite tutto intorno. Ira
nelle periferie della specie, e al centro
Ira

Ma tu non credere a chi dipinge l'umano
come una bestia zoppa
e questo mondo
come una palla, alla fine.
Non credere a chi tinge tutto di buio pesto e
di sangue.
Lo fa perché è facile farlo.

Noi siamo solo confusi, credi.
Ma sentiamo. Sentiamo ancora.
Sentiamo ancora. Siamo ancora capaci
di amare qualcosa.
Ancora proviamo pietà.

Tocca a te, ora,
a te tocca la lavatura di queste croste
delle cortecce vive.

C'è splendore
in ogni cosa. Io l'ho visto.
Io ora lo vedo di più.
C'è splendore. Non avere paura.

Ciao faccia bella,
gioia più grande.
L'amore è il tuo destino.
Sempre. Nient'altro.
Nient'altro. Nient'altro.
M. Gualtieri


Questo è per voi, ok?
Sì sì proprio per voi! Dico a quelli lì, pianzani della peggior specie, robbosi da far paura, quelle 6-7 persone di questo bel weekend, più bello e speciale di quanto forse penserete.
Non so se sia giusto o meno, se è una bella cosa o no, ma quello che vi ho detto in macchina è proprio vero...
-64!

venerdì 8 gennaio 2010

E siamo a 4!

I have no name,

I am as the fresh breeze of the mountains.

I have no shelter;

I am as the wandering waters.
.

I have no sanctuary, like the dark gods;

Nor am I in the shadow of deep temples.

I have no sacred books;

Nor am I well-seasoned in tradition.

I am not in the incense

Mounting on the high altars,

Nor in the pomp of ceremonies.

I am neither in the graven image,

Nor in the rich chant of a melodious voice.

I am not bound by theories,

Nor corrupted by beliefs.

I am not held in the bondage of religions,

Nor in the pious agony of their priests.

I am not entrapped by philosophies,

Nor held in the power of their sects.

I am neither low nor high,

I am the worshipper and the worshipped.

I am free.

My song is the song of the river

Calling for the open seas

Wandering, wandering,

I am Life.

I have no name,

I am as the fresh breeze of the mountains.

(Jiddu Krishnamurti)

---

Io non ho nome,
sono come la fresca brezza delle montagne.
Io non ho tettoia,
sono come l'acqua che scorre.
Io non ho santuario, come gli oscuri dèi;
Né mi nascondo nelle ombre di profondi templi.
Io non ho libri sacri;
Né ho un posto nella tradizione.
Io non mi trovo negli incensi
Che si levano da alti altari,
Né nel fasto delle cerimonie.
Io non ho immagini scolpite,
Né il ricco canto di voci melodiose.
Io non sono legato a teorie,
Né corrotto da credenze.
Io non sono intrappolato nel vortice delle religioni,
Né nella pia agonia dei loro preti.
Io non sono intrappolato nella filosofia,
Né vivo nel potere delle sue sette.
Io non sono né basso né alto,
Io sono il fedele e l'adorato.
Io sono libero.
La mia canzone è la canzone del fiume
Che chiama il mare aperto,
Vagando, vagando,
Io sono la Vita.
Io non ho nome,
sono come la fresca brezza delle montagne.

---

Il blog è da poco entrato nel suo quarto anno di vita!
La cosa è impressionante. L'altra sera mi sono messo a rileggermi i primissimi post che facevo qui. Mi è servito per ricordarmi un po' com'ero.
Ricordo anche molto bene quanto fossi scettico, quanto fossi convinto che questo blog sarebbe presto morto come qualsiasi altro stimolo auto-riflessivo tentassi.

Mettersi davanti a uno specchio e guardarsi dentro era qualcosa che mi faceva troppo male.
Credo che oggi non sarei la persona che sono, se non mi fossi mai messo qui, davanti al computer, a scrivere, a scrivere quello che sentivo prima di quello che pensavo, senza filtri, senza il timore di essere giudicato eppure sapendo che, forse forse, qualcuno dei miei amici sarebbe potuto passare a leggere, e quindi, a capirmi un po' meglio, o quantomeno a cogliere qualche segnale di fumo che io sono sempre stato troppo orgoglioso da inviare.

Scrivere, l'avevo già scritto da qualche altra parte, ti obbliga a dare un senso a quello che pensi.
Ti obbliga a dare un ordine ai tuoi pensieri.
Non importa se quando li hai scritti ti sembrano più piccoli, stupidi o insignificanti di quello che erano nella tua testa, perché in fondo le parole non sono altro che proprio quello, rimandi a qualche pensiero e concetto più grande che sta nella tua testa.
Per questo le parole sono importanti.
Sapere le parole giuste, saper parlare bene serve a pensare bene.

Oggi si fa tutto di corsa.
La società ti obbliga a correre, se vuoi vivere. Corri, se vuoi avere successo. Corri, se vuoi avere i soldi.
Mai che nessuno ti dica che puoi stare meglio se qualche volta fai attenzione a fermarti per ritagliarti dello spazio e del tempo per te.
La società dovrebbe lasciarti il tempo anche per altro: per guardarti dentro. Non lo fa, perché è una grossa perdita di tempo. E non produce utili. E allora appena proverai ad affacciarti vedrai un profondo e un po' inquietante buco nero e ritrarrai lo sguardo, avendo paura a guardarci dentro.
Ma non è solo questo. La gente pensa di non avere bisogno di prendersi questi momenti. Pensa che si possa stare benissimo anche senza. Un po' come dire "Non mi piace". Ma l'hai assaggiato? "No."
Ma se ci vuoi arrivare, vedrai che ci arrivi...

Il bello è quando ti guardi dentro e non solo non hai paura di farlo, ma sei anche felice di quello che vedi.
Ti conosci veramente. Lo fai attraverso un confronto con te stesso.
Prendi una decisione e mentre la prendi ti dici "Sì, cazzo, sì, è questo quello che voglio davvero", e ti entusiasmi, perché è qualcosa che hai imparato a fare, prima non era così, e l'hai imparato da solo.

Questo blog è stato ed è il muro di mattoni a specchio su cui vado continuamente a sbattere.
Buon virtual-compleanno, caro blog! :-)

lunedì 4 gennaio 2010

In caso fosse solo una parentesi...


Non so se vi è mai capitato di girare per Roma di notte.
Non dico "di sera", dico proprio "di notte", quando c'è pochissima gente in giro, tutta a farsi i fatti propri.
Se vi dovesse capitare l'occasione, fatelo.
Sapete perché la chiamano "la Città Eterna"?

E' una cosa stranissima. Basta starsene un po' in silenzio e respirare quell'aria fresca. Sentirla nei polmoni.
Quel cielo nero ti fa sentire come in un'altra dimensione.
In una dimensione parallela.
Sì, perché davanti a te vedi il Colosseo illuminato, e dietro di te vedi delle casette degli anni '40 coi panni stesi sul palcone. Cammini un po' e intravedi tra gli alberi una chiesa gotica. Un altro po' e c'è l'insegna luminosa di una pasticceria notturna. Giri l'angolo e la fermata dell'autobus ed ecco il cancello di un magniloquente palazzo barocco.
E' straordinario.
Ti senti in mezzo a secoli di storia, di pensieri, di emozioni, di persone diverse, ma al buio della notte tutto sembra non avere età. Sembra che tutto sia lì, vivo. Ogni epoca, ogni casa, ogni monumento viene allineato in un solo tempo. Li vedi così, come se qualcuno avesse solo premuto il pulsante di pausa.

Io sono un... cultore di Roma di notte. Credo di aver fatto i chilometri a piedi, eh eh.
Stare sdraiati sul prato di Circo Massimo è bello. Stare sdraiati, alzare le mani e farsi scivolare il cielo viola tra le dita.
Quando intravedi le rovine di Parco degli Acquedotti sembra quasi che prendano quella vita che gli manca da qualche secolo.

Ma niente, davvero niente, batte il Colosseo.
Niente batte quel Colosseo poco prima di uno spettacolo.
Niente lo batte quando è illuminato, dopo uno spettacolo.
Noi stavamo lì seduti a guardarlo con quel brusìo di una città che non finisce mai e ci scaldavamo un po' quelle braccia smanicate dell'estate da quel soffio un po' più imprevedibilmente fresco. Mi piaceva svanire con te accanto. Con le tue braccia intorno a me e la tua guancia sulla mia.
Mi manchi tu.
Mi mancano i tuoi occhi e mi mancano le tue labbra morbide. E fresche.
Mi mancano i nostri baci e come mi hai insegnato che anche un bacio può essere fresco.
Nella tua semplicità tu mi stavi insegnando la vita, un dolore che fa bene provare. Mi facevi rimanere sveglio per mostrarmi la nostra alba insieme.
Eri così bella e così vicina che mi avevi reso cieco! E camminare con te per quelle strade e sentire quegli sprazzi di sax, di quell'uomo che si esercitava a fare quegli esercizi di sax in maniera sconnessa e discontinua, ogni tanto ci raggiungevano dei suoni, ma per noi era la musica della notte!
Tutto così, senza finti pudori. Senza finti pudori. Quella nostra "finzione" era ed è diventata più vera di quella che intorno a noi chiamavano la realtà ma che a me faceva vomitare.
Così doveva essere. Così mi piaceva. Così volevo che fosse.
E lo vorrei ancora!
Vivere la giornata sapendo che poco più in là ci avrebbe aspettati una forte emozione insieme. Le battute e gli applausi.
Sapere che è passato mi fa venire voglia di piangere.
Ma se ricaccio indietro le lacrime è perché ho più voglia di gridare che tutti quei giorni, tutti quegli attimi e quei momenti, per me erano e saranno l'eternità.
Anche se avevo giurato che sarebbe stata l'eternità e non l'ho fatto. Non ci sono riuscito.
Non posso perdonarmelo e non posso dimenticare l'ultima volta che mi hai baciato.
Quante cose ha cambiato quel diploma.

Non so nemmeno se io per te sono stato tutto questo. Probabilmente no.
E mi fa malissimo pensarlo.
Non perché... voglia essere "considerato" e "ricordato" da te.
Ma perché ora non posso più ricambiarti. Non posso ridarti indietro tutta la bellezza e tutte le risposte che ti devo. Mi hai lasciato qui a godermi una felicità che sarebbe reale solo quando divisa con qualcuno. Io volevo provare a viverla con te.
Darla anche a te.
Mi hai lanciato verso l'alto e io aspettavo di prendere la tua mano e portarti con me, tutto qui.

Così ti ritrovi a correre per l'aria di mezzanotte ed ecco che i tuoi sogni hanno un sapore diverso. Mai capitato, che un sogno avesse il sapore del fallimento?

Il palcoscenico mi manca. Mi manca da morire.
Quelle emozioni prima di calarci in un altro mondo, sapendo che sarebbe andato tutto bene perché comunque lì ci saremmo andati insieme.

E' il suono della gioia che mi manca, ma non c'è il tasto rewind per poterlo riascoltare. Quella voglia di cantare tutto il giorno.
E poi succede che ti guardi intorno e tutto gira così veloce. Le vite degli altri sembrano correre, correre, correre, mentre la tua rimane ferma. Solo la tua rimane ferma.
Continuo a starmene sul ponte, ovviamente di notte, e guardare i binari, aspettando che passi un treno, e rabbrividire al suono di quelle ruote sulle rotaie.
Il brutto è che una volta questo mi capitava solo d'estate.
Adesso è inverno.

Se solo potessi stringerti ancora...

lunedì 21 dicembre 2009

"Ring Out, Solstice Bells!"

Ma 'sto blog starà mica diventando un po' troppo New Age??

Buon Solstizio d'Inverno a tutti!
Sì, lo so, di solito si dice "Santa Lucia, il giorno più corto che ci sia", il 16 Dicembre. In realtà il giorno più corto è il 21 Dicembre, questo significa che da oggi le giornate ritornano ad allungarsi, a farsi più chiare e limpide (lo so che detto di 'sti giorni fra neve e pioggia e freddo fa un po' ridere ma abbiate fiducia!) e mi sembra una bella scusa per essere un po' più ottimisti e speranzosi, che di questi tempi non basta mai.

Scusate se non mi trattengo oltre ad ammorbarvi con qualche post scemo, ma devo andare a mettermi qualche cremaccia sulle mani, 'sto freddo me le ha ridotte a due vaghi robi insanguinati.

Ciao ciao!

PS
Wow, fare l'albero di Natale con allegre canzoncine natalizie di sottofondo è una delle cose più belle che ci sia!

PPS
Improvvisa voglia di tornare a Venezia! Con questo clima è uno spettacolo...

martedì 8 dicembre 2009

Risposte? Zero...


Up and away your words
And see an empty page in my book
But how much have I lost
When I've got nothing saved in my book

I think about how as a child
I used to sit beneath the tree
Avoiding the sun and look at the ground
As if I had no needs

I'll fake it
I'll find my way
Into another sun
I'm dreaming
Of someone else
That's found a way to love


I've hidden behind a wall
And yet I stand right beside you
The universe will make you fall
If you state your claims

I don't want anything
I don't need anything more
I don't need anything more

I'll fake it
I'll find my way
Into another sun
I'm dreaming
Of someone else
That's found a way to love


But I have no answers
There are no answers now


I have no answers
And it feels all right

... And it feels all right

(Æon Spoke, No Answers)


Una delle cose di cui mi dispiacerà di più in tutta la mia vita sarà il non avere talento musicale.
Perché sento di avere così tante cose che vorrei dire in maniera "più bella"... davvero, vorrei tanto, ma proprio non succederà mai. Non ho il talento.
Ed è frustrante... ti senti un po' come dopo che ti togli il gesso al braccio, goffo, irrigidito, pesante, per nulla sciolto nei movimenti.

Però ci sono quei momenti in cui leggi una canzone e quella sensazione un po' passa, ti senti un po' meglio e ti dici "Eh, vabbè, però dai, questa potrei davvero averla scritta io, è un bene che sia passata, che ci sia, e che la stia ascoltando..."

Quanto è bello svegliarsi sereni.

C'è chi dice che l'intelligente è quello che sa vedere gli interrogativi, quello che legge tra le righe, che si accorge di questo e quel problema.
Contrapposto a questo si dice anche che "l'ignoranza è una benedizione", perché non vedi i problemi, non puoi, non ne sei in grado: come potresti starci male? Potessi, sarebbe diverso.
Avessi i mezzi, eh. Ma non ce li hai.
Sei uno scemo qualunque. Pazienza. Sei ignorante, campa nell'ignoranza e, beato te, starai meglio perché non sei in grado di capire verso quali gravissimi problemi andiamo incontro.

Io credo che "l'intelligenza" (tra virgolette, termine molto vago, ce ne sono di diversi tipi... ma è un altro discorso) stia nel sapere quali sono i problemi. Sapere di non avere le risposte. E riuscire lo stesso, con serenità, ad andare avanti.
A mantenere quel bel sorriso sulle labbra, ad avere quella luce che ti brilla negli occhi, a far innamorare la gente quando ti guarda.
Perché di che cosa ci si può innamorare se non della vita e della vitalità?

Svegliarsi, e non pensare alla prima difficoltà che incontrerai nella giornata digrignando i denti.
Svegliarsi, e pensare che fuori il sole c'è e brilla per tutti.
Svegliarsi, e andare alla finestra a respirare una boccata di aria così fredda che rimani senza fiato!
Sapere che c'è un prato verde su cui puoi camminare scalzo e sentire quel po' di solletico o quel po' di piacere sotto i piedi. Ma che anche quella mattonella non è così brutta, in fondo... è liscia e il sole l'ha resa così calda!

E poi, scusate, ma non posso farci niente. Sono innamorato delle donne.
Ragazze, siete la cosa più bella che sia mai stata creata. I vostri capelli, i vostri occhi, le vostre labbra, siete perfette.
Per voi oggi accettarvi è così tanto più difficile, per tutti i modelli del cazzo che vi mette davanti la tv... Non dovete mica preoccuparvi. Avete letto quello che ho detto? Siete la cosa più bella. E lo siete già, così come siete. Nella vostra unicità.

(Tanto per spezzare un po' questa sdolcinatezza, ieri ho visto il trailer di "Jennifer's Body", con Megan Fox. Oh porca vacca quanto mi fanno impazzire anche le donne mangiatrici di uomini. Stavolta pure in senso letterale. Ahah! Mi sa che me lo andrò a vedere dopo "Nemico Pubblico" e "Nel Paese delle Creature Selvagge")

Svegliarsi e capire che c'è tutto questo, prima del resto.
Non hai le risposte solo alle domande che ti stai ponendo. A quelle domande.
Per tua fortuna, hai già tra le mani delle risposte a domande ben più importanti che ancora non ti sei fatto! E magari non te ne accorgi!
Così come i veri problemi della vita saranno qualcosa di cui non ti sei mai reso conto, ma qualcosa che arriverà alle quattro di un martedì pomeriggio qualunque.

E non è che finisce qui.
Ne parlavo un mesetto fa proprio con qualcuno.
Solo che alla fine non gli ho detto come la pensavo davvero: sarà che stavamo un po' rimbambiti, un po' mezzi addormentati, e dovevamo prepararci per uscire, ma a ogni modo, dice che ogni tanto passa a leggere qui, chissà se si accorge che mi sto riferendo a lui!

Pensare tutte queste belle cose, per quanto belle e folgoranti possano essere, è assolutamente inutile.
Tutte le cose vere sono assolutamente inutili.
Così come l'arte è qualcosa di assolutamente inutile.

(Vi siete mai chiesti cos'è l'arte? Una definizione secondo me è questa: quello che non serve a niente. Pensate a un quadro o alla musica. O a un libro. Non servono assolutamente a niente. Oddio, in realtà un libro può servire per darlo in testa a qualcuno, ma non sarebbe la funzione primaria)

L'arte è confronto.
Quando leggi un libro, o ascolti quella musica che ti arriva dritta sparata dentro, è confronto.
Sei messo davanti alle emozioni e alle sensazioni di qualcun altro in maniera diretta e inevitabile. E per forza ti confronti con quelle sensazioni.
Ti confronti con quelle emozioni - anche se puoi decidere di ignorarle - e poi cresci.
Come persona.

Ma cresci davvero soltanto se poi cambi davvero, dopo quella folgorazione.
Un cambiamento che si veda!

L'arte o le belle parole possono toccarti dentro come nient'altro.
Ma se non ci fai niente, con quelle tue nuove conquiste, potevi davvero risparmiarti la fatica e in quei cinque minuti invece di ascoltare la canzone andarti a fare un bel paninazzo con sarsa e ketchup. Sarebbe stato più utile. Non è una battuta.

Devi fare qualcosa, dopo.
La gente non fa le cose. Mi sono accorto di questo.
E si danno tantissime motivazioni sul perché non si fa qualcosa, a questo, a quello, bla bla bla.
Dicono che ci sia sempre un qualche princìpio razionale dietro al perché non si fa una cosa. Io credo che sia solo tutto radicato in qualcosa di molto più terra terra, una paura di qualcosa, di fallire, penso.

"Try again. Fail again. Fail better." dice Beckett. Per chi non masticasse l'inglese, vuol dire: "Provaci ancora. Fallisci ancora. Fallisci meglio".

Credo che ci sia del conforto in questo.

Capito? E se tu fai qualcosa, fai qualcosa di bello, fai qualcosa che rende felice la gente intorno a te, che importa di queste "belle parole". Sono inutili. Per te ancora prima che per me. Si vede che io ho bisogno di dirmele, queste cose, prima di renderle vere.
Tu no.
Tu lo fai e basta. E la spontaneità è una delle cose più belle che ci siano, secondo me!

Non ha senso farsi domande, se hai già le risposte, per quanto intriganti quelle domande possano apparire, per quanto nascondano chissà quali profondi e intricati ragionamenti. Non ha proprio nessun senso e sono solo perdita di tempo. E non dimostrano nulla: quello che dimostra qualcosa è la traccia concreta che lasci.
Soprattutto se hai già imparato ad amare, che è una delle due grandi cose che si deve imparare.
L'altra è tenersi strette le persone che si ama.
Ecco che ti senti una persona completa.

Per questo è importante fare qualcosa. E scusate, soffritemi ancora un po' se riprendo il monologo finale di "The Big Kahuna".

Per questo devi ridere. Per questo devi cantare. Per questo devi ballare.
E suona, se ci riesci e se sei capace...
Per questo devi stare con i tuoi amici finché puoi. Per questo devi stare bene con i tuoi genitori, finché ci sono. Per questo devi trattare bene te stesso, lavarti i denti e i capelli (ma senza truccarti, soprattutto le ragazze che poi sembrano gli X-Men), tratta bene chi è intorno a te, anche se non lo conosci, ma non avere paura di trattare male chi queste cose non le capisce e preferisce calpestare senza guardare.

L'importante è sapere che "a volte sei in testa, altre volte sei indietro". Capita.

Stasera siamo di buon umore, me ne vado a vedere il Macbeth a teatro.
Penso che quello di Letteratura inglese sia stato l'esame più bello che abbia mai fatto. L'unico esame in cui la professoressa mi faceva domande su cose non nel programma e io ero contento e rispondevo lo stesso, perché tanto, oh, lo sapevo, ed era un peccato che cose così rimanessero non dette.

Responsabilità, devo capire. Vorrei.
Mettermi da parte, quelle volte.
Ancora non ho mandato quei messaggi. Ancora non ho detto le cose che avrei voluto. Ancora non ho visto le persone che volevo vedere. Parlo, parlo, parlo, e alla fine... forse dovete darmi voi una mano per sbloccarmi...

Anzi, credo che alla fine ve lo linkerò proprio, il monologo finale di The Big Kahuna.
Tanto è bello, ed è corto. Io ho avuto la fortuna di ascoltarlo nel momento giusto. Spero che possa essere bello anche per voi.
E visto il momento, che ci sono in palla per tutto il pomeriggio, sentitevi qualcosa degli Æon Spoke su Youtube, se vi capita... la canzone lì in alto è buona per cominciare! Poi sentitevi anche Pablo at the Park... Emmanuel... e Yellowman.

martedì 17 novembre 2009

Magia



Dovessi mai avere dei figli, penso che uno dei momenti più sconvolgenti della mia vita con loro sarà quando dovrò dirgli che Gesù Bambino non esiste.

Gesù Bambino sarebbe quello che per tanti è Babbo Natale, per capirci...
E credo sia anche più carino... cioè, oh, se a me avessero detto che girava per casa un grosso omone barbuto immagino che mi sarei sentito un attimino turbato ecco, invece un bel bambinetto lucente con le ali che porta regali è molto più rassicurante, no?

Seriamente, non so come farò a dirgli che è così, non c'è nessun bambino con le ali che ha un pensierino anche per loro, per loro come per tutti i bambini del mondo. Non so come farò a dirgli che quel poco di magia che credevano in fondo esistesse davvero, nel mondo, in realtà non esiste proprio.

Per me è stato proprio un trauma.
Vedevo intorno a me cose che andavano male, le maestre se la prendevano con me anche se non ero stato io a tirare quella matita, ero bloccato a Super Mario, non sapevo dove attaccarmi un cerotto quando vedevo dei bambini tristi e sporchi buttati in un angolo della strada, politici scemi (sì, già a 9 anni capivo che i politici erano scemi, per me non ci vuole poi tanto ma vabbè) eccetera...
Tutte cose brutte, ok, ma finché c'è un po' di magia nel mondo... e lo sai che c'è... perché si dovrebbe abbandonare la speranza?
E poi sbem, vedi che anche quel filino di magia che rendeva più frizzante, vivo, eccitante ma soprattutto ancora sicuro, possibile e vivibile quel mondo con cui i grandi sembra non sappiano che fare, sparisce nel nulla!

Con che cuore vai a dirlo ai tuoi occhioni preferiti?

In realtà, una soluzione c'è, ed è alla portata di tutti.
Non è vero che la magia non esiste, a questo mondo.
Esiste, esiste.
Si chiama Sigur Rós.
Ecco cosa spiegherò ai miei figli, ahahah!

:-)

giovedì 12 novembre 2009

Niente post oggi...

Niente post oggi, c'è un compleanno da festeggiare... :-)

lunedì 9 novembre 2009

Età e Mandarini

Ho notato che molti quattordicenni pensano che chi ha dieci anni sia un bambinetto, un tappo che non sa niente del mondo.
Quando si hanno sedici anni si guarda ai quattordicenni come brufolosi segaioli, e ci si sente forti e coraggiosi.
A vent'anni ci sentiamo maturi e prendiamo per il culo i sedicenni perché immaturi e troppo poco "cerebrali" e raffinati. E siamo convinti di sapere tutto sull'amore.
A trent'anni si finisce col guardare i ventenni e ridere della loro finta consapevolezza.
A quarant'anni ci guarderemo indietro e penseremo che forse prima non era poi così male, ma che in fondo... "la vita comincia a quarant'anni", no?
A cinquant'anni piglieremo il muro a capocciate, pensando a tutte quelle cose che non abbiamo fatto.

Ogni età disprezza la precedente in un modo o nell'altro, da una parte perché è necessario per crescere e cambiare, dall'altra perché fa comodo dimenticarsi chi si era prima.
E poi un giorno ti ritrovi a guardare lo stesso sole, e a chiederti se mentre davano il via eri distratto. (Mamma mia che citazioni musicali... questa era Time dei Pink Floyd comunque)

Il bello di "crescere" è cambiare e imparare. Vuol dire essere immaturi e ingenui ma con il bisogno di sperimentare, vuol dire essere incazzati perché quello non ti rivolge la parola come prima o sentirsi offesi perché non ci prestavano ascolto come volevi tu.
A un certo punto trovi la tua bella oasi alla deriva della nave affondata, ma non significa che tu ti ci debba fermare per sempre, su quell'isola.
Anche se hai cibo fino alla fine dei tuoi giorni.

Io non mi sento un idiota, se ripenso a com'ero a dieci, quattordici, sedici anni. Fa parte del processo. Magari ero ingenuo, ma stupido no. Ed ero genuino. Nessuno mi aveva manipolato. Si vede che guardavo poca TV. Cresciuto a suon di Cip e Ciop Agenti Speciali e Duck Tales, io. Preo il resto.
Poi si cresce, si matura, fai le tue esperienze e finisci col perdere qualcosa di quella voglia di saltare nel buio.

Della serie, meglio sbrigarsi a cambiare il mondo, perché finisce che se non ti sbrighi il mondo cambia te!

Anzi, a dirla tutta, secondo me lo scopo della vita è proprio tornare a quando avevi dieci anni.

Il che non vuol dire rimanere bambini, vuol dire fare il giro lungo.
Tipo, che ne so, uscire di casa a prendere il 542 davanti al Pertini, scendere a Tor de' Schiavi per prendere il 552, scendere a Torre Spaccata per andare a prendere il 20 Express a Via Ciamarra, quindi andare ad Anagnina, prendere la Metro A, scendere a Termini e prendere la Metro B solo per arrivare a Piazza Bologna.
Anche se ti bastava prendere il 445 sotto casa ed eri già a Piazza Bologna in cinque fermate.

I bambini sono un po' così, non hanno bisogno di credere a qualcosa che qualcuno gli dice dallo schermo di una TV o da un cartellone pubblicitario, di avere un crocifisso sulla parete, ci credono e basta, così, perché dev'essere. Fanno domande ma si accontentano delle risposte, se a dargliele è qualcuno di cui si fidano. Per sentirsi amici basta una palla e magari una merendina. Quando litigano si accorgono da soli di quanto è brutto e preferiscono fare la pace anche mettendo da parte il motivo per cui avevano litigato, chissene importa poi. E quando hanno fatto pace, quel motivo se lo scordano davvero.

Però, non so voi, ma io quando ero piccolo ero proprio uno schizzato egocentrico.
Ahah, serio.
Cioè, dico, nel vero senso del termine.
Credevo di essere al centro del mondo per tutti, credevo che ogni mia parola e ogni mia azione fosse sempre notata, sempre... esaminata da chi mi vedeva o mi sentiva, per cercare di capire i miei significati reconditi più segreti. Anche se ero in disparte, secondo me c'era sempre qualcuno che mi guardava. E pensava che sicuramente avevo dei motivi per starmene per conto mio. Sicuramente lui aveva capito che io avevo capito qualcosa che a lui sfuggiva! Come se nessuno avesse altro di cui preoccuparsi. Come se avessi una personalità così magnetica e interessante che non era possibile fare altrimenti.
Che altro poteva esserci di più importante?

(Un po' mi vergogno a dirlo, eh)

A questo serve, fare il giro lungo.
A capire che non ci sei solo tu, a capirlo dentro, nel tuo mondo, ma possono esserci tante altre persone, se vorrai lasciarle entrare, persone che magari hanno anche problemi un po' più gravi dei tuoi, anche se non lo danno a vedere.
Sei davvero diventato "più grande" quando dentro di te vedi gli altri prima di te stesso.
Non importa se non lo conosci o lo conosci poco.
E non posso neanche spiegarlo con altre parole. Forse, l'essere più felici quando fai felice qualcun'altro, anche con piccoli gesti?
Quando succede lo sai, è così.
Il bello è che queste banali frasi non sono neanche tanto lontane dalla definizione di "amore".
Ahah, ok che tutto gira lì intorno, ma ora non è per cadere nel melenso...

Almeno, questo è il mio modo di vedere lo scopo del "giro lungo". Altri ne hanno diversi.
Ma io credo che questo sia il migliore.

E so che per fortuna non sono l'unico a pensarla così, sennò vorrebbe dire che non c'è nessuno che pensa a far giocare i bambini!
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GRAZIE per il finesettimana.
E' stato divertente essere il nipote di Colucci, e scoprire che esistono Mandarini dal sapore ittico.
Seguirà in altra sede.

PS
Scusate il titolo molto old style... non mi veniva proprio niente di meglio!