
Non so
che cavolo mi piglia e non capisco se sono
annoiato,
sfiduciato o semplicemente
troppo pigro per poter anche solo credere di essere
così pigro.
Non so se sono più incavolato
col mondo che non mi offre quello che voglio io o
con me stesso che non so acchiappare quello che il mondo mi offre.
Voglio
fare qualcosa, voglio
buttarmi in qualcosa,
tuffarmi nel nuovo, ma non so in cosa. Ho voglia di qualcosa di nuovo, ma mi vengono in mente solo cose
vecchie.
Tutte le
scelte che ho fatto mi si
ritorcono contro, ok. Ma il primo passo per risolvere un problema è ammettere di avere un problema. Quindi ora dovrei spingere l'acceleratore e
ricominciare. Ma l'acceleratore
non va.
Forse devo portarmi in
revisione.
E' come se dentro di me stessi reagendo, urlando, facendo un gran macello, ma l'esterno rimane indifferente.
Ho voglia di
uscire e di
fare qualcosa, ma
qualcosa di nuovo. E non so cosa.
L'ho già detto, forse?
Mi dicono che i cambiamenti così repentini vanno fatti
piano piano, e
gradualmente. Che il
tempo,
piano piano, sistema le cose. Ti da il tempo di affrontare i problemi in modo che tu possa superarli come si deve,
affrontandoli, e non
evitandoli.
Il tempo lenisce le ferite.
Il tempo porta le risposte.
Ma come faccio a cercare le mie risposte nel
futuro?
Il futuro non esiste.
Esiste il presente. Esiste il
"qui" e l'
"ora".
Il presente è la risposta. Il futuro è solo un limite che ci creiamo in testa per ritardare, o aspettare, qualcosa. Un limite fatto per essere superato, certo. Ma l'attesa snerva...
Io scrivo a te nel presente.
Tu leggi quello che scrivo nel presente.
C'è sempre un
"adesso".
Solo
"adesso" posso ricordarmi esperienze che ho vissuto.
Solo
"adesso" posso sognare e pianificare cosa fare della mia vita.
Possiamo pianificare un
appuntamento, e ti posso giurare che non ci incontreremo né nel
passato né tantomeno nel
futuro: ci incontreremo proprio in quel
presente momento.
E dopo che hai letto la frase che ho appena scritto, l'hai letta nel
futuro o nel
presente?
Le cose
cambiano, certo. Ma sono già cambiate solo
"ora", nel presente.
Vivi ora. E non aspettare chissà cosa, se puoi.
La maggior parte delle persone vive come se il presente
non esistesse.
O si lascia trasportare dai
ricordi e rimane nel
passato, oppure vive di
immaginazione e di
fantasticamenti su ciò che il
futuro gli potrà portare.
Ma in questo modo ti perdi la vita. La vita è
ora.
Io voglio fare qualcosa...
ora!!!!Non voglio aspettare.
Non ce la faccio.
Non ora.
Voglio godermi il presente e sento che non lo sto facendo, alla pari di quelli che si perdono nel passato o nel futuro. Solo che io non so facendo neanche questo.
Ho la testa piena di
stupide frasi fatte, di
mezzi sorrisi e
mezze idee, di
malattie, di
ansie, di
paure, di
volti con cui vorrei parlare, e non riesco a farci niente. Sento come se qualcosa,
dentro, mi
bloccasse. Non so che cavolo fare.
Alterno momenti di ottimismo a momenti più... così.
Vorrei essere
fresco,
brillante,
inventivo come mi sento la mattina quando apro le finestre e sento l'aria della primavera che mi entra dentro col sole e il cinguettìo degli uccellini, e senza sapere perché mi ritrovo
stanco,
inaffidabile,
noioso e senza una meta.
Essere
felici e
soddisfatti di sé stessi è qualcosa di strettamente collegato al
cambiare.
E' una questione di...
porsi obiettivi.
Se tu fossi
sempre felice di una stessa cosa, saresti un
mollusco. Ti
fossilizzeresti su quella cosa.
Niente sensazioni nuove.
Niente esperienze nuove.
Niente stimoli nuovi non portano altro che
niente.
Invece è bello cercare
altre cose, che ti diano sempre quell'impronta di
freschezza,
soddisfazione ed
emozione che ormai sai riconoscere, ma con sfumature nuove e diverse.
Qualcosa che sappia rendere
speciali i baci anche quando la
scoperta è
passata e c'è il rischio che diventino
insipidi.
Sono anche dell'idea che bene o male anche quando siamo
"normali" viviamo un certo tipo di felicità.
OK, è importante essere soddisfatti di come si è, e poi di quello che si fa.
Così si ha meno bisogno di
"cercarla", la felicità.
Sai che ce l'hai comunque
dentro di te/con te.
Sei tu la tua prima fonte di
pensieri positivi.
E fare le cose che ti soddisfano di più, le cose che credi più
giuste, più
importanti o più
vere, è importante.
Non ho detto
"le cose che ti piacciono", ma
"le cose che ti soddisfano".
Le cose che una persona
fa sono
la base di ciò che una persona
è.
Dovrei essere felice, non mi manca niente, eppure sento che quello che faccio non mi sta dando lo
smalto che vorrei, come
persona.
E' una specie di
claustrofobia interiore.
Per questi motivi,
non posso più continuare sulla strada che sto percorrendo.
Ma mi sento come se dovessi fare
un'inversione di marcia sulla Nomentana nell'ora di punta.
Serve
un grosso colpo di chiave inglese, qua, a sbloccare questi meccanismi inceppati. Non so se riesco a darmelo da solo.
O mi butto, o mi ci spingete.
O mi guardo subito
"Ritorno al Futuro", che ne so.
Michael J. Fox, damme na mano...
... Aiuto.
Me ne vado fuori a spasso. Le passeggiate notturne primaverili fanno sempre piacere.
PSAh, come ho già esternato, voglio chiamare mia figlia
Sigurrós. :-)
Meno male che ci sono loro...