lunedì 5 febbraio 2007

Domande e memorie

Frase del giorno: 
"Ma perché devo studiare filosofia? Cosa me ne importa di quello che pensano gli altri?
(Edoardo C.) 

 5 Febbraio 2006-5 Febbraio 2007. 
In certi momenti mi è sembrato molto di più, in altri, molto di meno
Comunque mi sia sembrato, oggi è un anno che Edoardo C. non è più

Non sapevo bene come scrivere la frase qui sopra. Se scrivere "Edoardo non c'è più", "Edoardo è morto", "Edoardo è scomparso"... tutte queste versioni mi sembravano poco... non so, troppo usate, troppo sprecate. Un bel "non è più" può essere molto distaccato, ma in realtà è molto intenso. "L'essere", su questo da un anno penso molto. Il fatto che prima una persona c'era, occupava uno spazio, se tu provavi a camminargli addosso sbattevi, non ci potevi passare attraverso. Ora invece che quella persona non c'è, potresti camminare in quello spazio che prima occupava con molta tranquillità. Non te ne accorgeresti neanche. Chissà quante volte sarei andato a sbattere contro Edoardo, se lui ci fosse stato. Però ora non c'è. Prima c'era. Oggi ci sarebbe stato, ma non c'è. 

 Pensavo che il 5 Febbraio 2006 non me lo sarei mai più dimenticato, come giornata. In parte è così, in effetti. Sicuramente non dimenticherò mai cos'è successo. Ricordo che era una domenica. Pensavo che avrei ricordato quei miei ultimi istanti da ragazzo... non so che parola usare, "normale" no, perché ero anormale già prima (HAHAH), ma di certo prima avevo meno "vita vissuta" sulle spalle... e invece ho scordato tutto quel giorno, prima di una certa ora in poi. Ricordo che era una domenica. Avevo appena finito di guardare una partita della Roma. Neanche mi ricordo se l'abbiamo vinta, persa o pareggiata, quella partita. In effetti, dovrebbe importarmene? Stavo andando in camera mia a prendere il libro di Filosofia, perché ogni Lunedì è quella, la mia croce... quando squilla il telefono. Rispondo, ed è Arianna al telefono. Dal suo tono di voce si capisce che è successo qualcosa. Siccome spesso so che ha voglia di parlare con qualcuno, le chiedo cos'era successo, che poteva dirmi tutto. Ah, quanto sono suonato ironico alle sue orecchie? Tutto sommato, mi è stato detto in maniera molto meno dolorosa che ad altri. Un "Edoardo ha avuto un attacco di diabete ed è morto" non può reggere con altre cose che mi fa male anche solo pensare, e che ovviamente non metterò a scrivere qui tanto per fare romanzo. 

Se c'è una cosa che non sopporto nelle persone, questa è quando si mettono a romanzare le loro vite. Questa è una cosa seria. Eppure mi sembrava proprio di vivere in una storia. Una storia brutta e stupida! Qualcuno è stato avvisato anche via sms, a cui ha risposto "Non si scherza su queste cose, imbecille!

 Mi ricordo benissimo quella stranissima sensazione di formicolio... non so se me la dimenticherò mai, in effetti. Non ricordo cosa ho risposto al telefono ad Arianna, devo aver balbettato qualcosa, qualcosa di molto stupido, come "oddio, no, come?" ma di certo non sarà questo a passare alla storia, ehm. Mi formicolava tutto, soprattutto la testa. Poi mi sono sdraiato sul letto di camera mia, con le persiane solo metà aperte. Entrava poca luce. Il computer era acceso ma era in stop, quindi lampeggiava un pulsante alla base dello schermo, ma lo schermo era nero. E sarò rimasto la una decina di minuti, boh? Mi sono venute in mente in quel momento le cose più assurde. 

Il Lunedì precedente era stato chiamato in Storia, interrogato, e la professoressa gli aveva chiesto l'unico argomento che non sapeva bene. E si era beccato uno di quei voti di cui nessuno è mai soddisfatto, se mira sempre un po' più in alto. Quindi era parecchio seccato. Mercoledì era stato interrogato in Filosofia, perché chiacchierava troppo. Porca miseria, l'unica volta che non aveva ripassato. A fine ora era andato dalla prof a chiedere se il lunedì successivo sarebbe potuto essere interrogato ancora. Ovviamente, certo che poteva. Cosa gliel'avrebbe impedito...? Probabilmente quella Domenica del 5 Febbraio si sarebbe dovuto svegliare presto proprio per studiare filosofia, che avevamo di Lunedì. Giovedì, dopo un difficilissimo compito di matematica che aveva paura d'aver sbagliato, viene interrogato in scienze. Le cose le sapeva, ma era mezzo disperato per il compito di matematica probabilmente andato male. Quando Scienze l'ha chiamato, solita scenetta: "Ecco, mancava solo lei, prof..." dice, da seduto. "Come?" fa quella, che non aveva sentito. "Niente, niente, eccomi!" subito di nuovo sorridente. Era un ragazzo straordinario. Alla lavagna però comincia a pensare a cosa dire alla professoressa, e bisbiglia, "Ecco, però vede, professoressa, io non so un cazz..." "Come?" fa ancora la prof. "Come? Ah, niente, parlavo tra me!" fa lui, e risate generali, che noi avevamo sentito tutto, invece. Ancora avanti nell'interrogazione, gli si chiede dei gruppi sanguigni. Il Gruppo O è quello che può donare a tutti ma riceve solo da altri O. Alla spiegazione lo avevamo chiamato il "Gruppo Generoso". Ma lui non se lo ricordava bene. 
La prof gli va incontro: 
"Allora, il gruppo O dona a tutti ma riceve solo da altri O. Quindi, come si chiama, Gruppo...?" 
"... sfigato?" fa lui, espressione che solo a metà è una presa in giro, perché sapeva scherzare benissimo.

A volte neanche lo capivi se diceva sul serio o per scherzare. Ti lasciava col dubbio. Sempre nella stessa interrogazione, si parla del cuore, e del sangue che dal ventricolo destro viene "pulsato"... e quando lui dice "pulsa" tutti capiamo "puzza" e giù altre risate. Giorni prima, chiacchierando, diceva cosa avrebbe voluto fare nel futuro. 

"Vorrei fare il giornalista, non l'avvocato, se sei avvocato sei tenuto a freno da troppe cose. Però non voglio essere un giornalista qualunque, voglio essere uno di quei giornalisti che anche se non leggi le cose che scrive comunque lo conosci perché è famoso..." 

 Era ambizioso, e aveva ragione di esserlo. Solo che ora quel futuro per lui non potrà venire. Soffriva di diabete. Sabato sera è tornato alle 3 da una festa. La madre l'ha dovuto aspettare alzata perché si era scordato le chiavi. Edoardo è tornato, ha ringraziato, è andato in camera, si è messo tranquillamente il pigiama e si è addormentato. Dimenticando di controllarsi il livello di glicemia... Quella sera, alla festa, ci hanno detto, aveva mangiato poco. Era insulino-dipendente, avrebbe dovuto prendere la sua dose, ma anche mangiare un piatto di pasta sarebbe bastato. Invece è andato a dormire. Non abbiamo mai saputo se è stato questo a portarcelo via. Siamo sinceri... mi sembra difficile che se uno per una volta si dimentica... possa davvero morire così, nella notte. Mi sembra assurdo che una cosa grande e maestosa come la vita si possa troncare per una stupida dimenticanza del genere. La madre non ha voluto che lo... aprissero per fargli l'autopsia

 Ricordo di essermi arrabbiato molto quando ho sentito gente che non lo conosceva dire "Mah, sarà morto di overdose, sarà stato un drogato, avrà bevuto troppo"... no, non lui, mi spiace. Lo avrebbe saputo almeno qualcuno di noi. Doveva in effetti svegliarsi alle 10 per studiare filosofia. Alle 11 la madre non lo aveva ancora visto alzarsi, ma siccome era tornato tardi, l'ha lasciato... dormire. Alle 12 ancora niente. Così è andata in camera sua per svegliarlo e... ha visto

Spero solo che Edo non abbia sofferto. L'unico conforto che posso darmi è questo. Perché? Per cosa? Per come? Dopo questi dieci minuti a letto in cui ho ripensato a tutte queste cose, mi sono mosso per andare sotto scuola dove avrei incontrato altri compagni di classe. Ci saremmo incontrati... per cosa? Non lo sapevamo nemmeno noi. 

Alcuni di noi venivano da casa sua, avevano visto lui e sua madre. E suo padre. E le sue sorelle. Ora mentre scrivo, penso che in realtà per me non è passato davvero un anno. Me l'hanno detto per le 17:30, mi sembra. Sotto scuola abbiamo preso delle lenzuola e con delle bombolette siamo stati fino alle 10 di sera a scrivere "Edo, sarai sempre nei nostri cuori". Facendolo abbiamo pure tagliato i fili del telefono della scuola, ma vabbè! Naturalmente li con noi c'erano i suoi migliori amici. E la sua ragazza, che sta tutt'oggi in classe con noi. Dopo un anno, credo che i suoi migliori amici un po' abbiamo superato. Ma da quel giorno non ho veramente più visto una certa luce negli occhi di lei. Purtroppo non è "romanzare"... 

Io, tutto sommato, ero quello che lo conosceva di meno. 5 mesi, avevo appena cambiato scuola, quasi. C'eravamo salutati con un "Ciao Edo" e basta, ecco le mie ultime parole a lui. Ma in fondo, come puoi immaginarti, a 17 anni, forse nel periodo in cui ti senti più immortale, che un qualcosa che il giorno prima c'è... il giorno dopo non c'è più? Forse puoi immaginarlo per persone lontane. Per persone vecchie. Ma per ragazzi della tua età? Qualche ora prima potevo chiamarlo per chiacchierarci al telefono. Qualche ora dopo non potevo più. Forse lo conoscevo meno degli altri... e per mia fortuna.

Non so se veramente avrei sofferto di più. Non so quanto avrei sofferto di più. Ma lui era comunque diventato un po' il mio modello. Simpatico a tutti, sempre con la battuta pronta, intelligente, bello ma non in maniera sfacciata e antipatica... 

Prima, mi dava sempre fastidio guardare al telegiornale i funerali di persone molto pubblicizzate. Risultava sempre che i morti erano state delle grandissime persone. Umane, dolci, buone, generose, simpatiche, disponibili, amabili. "Insomma, di questo passo risulterà che non esistono più persone cattive sulla Terra e siamo tutti felici e contenti." mi dicevo. E mi sono accorto che sia oggi, dopo un anno, che allora, tutti non abbiamo fatto altro che dire proprio le stesse cose. 

Mi chiedo perché. Forse perché quando una persona se ne va, sono solo i suoi bei ricordi a rimanere. Edoardo aveva idee che non mi piacevano, ma perché dirle? Cosa importano quelle idee, ora? Ma Edoardo era veramente una persona che io ammiravo. Forse non posso fare il paragone e basta... Da quel giorno, sono invecchiato. Ma invecchiato di tanto. Sentire le urla e i pianti di una madre, i singhiozzi di un padre, vedere le lacrime delle sorelle, vedere le nonne sentirsi male al funerale, vedere Agnese ricevere l'anello che aveva messo al dito di Edoardo, sentire i professori, quegli stessi professori che prima vedevi solo come bestie nere assetate di sangue, dire certe cose... sono cose che fanno troppo male, anche a distanza di tanto tempo. 

Purtroppo mi è capitato. Ma devo davvero dire "purtroppo"? Dicono sempre che non bisogna piangere perché una cosa è finita, ma che bisogna rallegrarsi perché quella cosa è successa. Mah. Mi sa molto di "Gianni l'Ottimista", questo proverbio, eh. Forse è vero che Edoardo non avrebbe voluto che ci dispiacessimo così per qualcosa. Era vero, sì, quando qualcuno era triste lui con una battuta lo faceva sempre ridere. Ma un anno fa, solo lacrime è quello che siamo riusciti a dargli. 

In realtà non sono neanche riuscito a versare una lacrima, io. Un anno dopo, esiste un'associazione contro il diabete a suo nome, è stato fatto un torneo fra tante scuole di Roma in suo nome, ne hanno parlato i giornali (sempre perché nella nostra scuola tutto fa notizia...), ci hanno fatto un concerto, è venuto anche Walter Veltroni, sindaco di Roma, a parlarne. A me queste iniziative non sono mai piaciute. Mi sembrava facessero veramente parte del "romanzare" un qualcosa. Ma queste iniziative venivano dai genitori. Possibile che i genitori avessero questo modo di affrontare il dolore? Quello di pubblicizzare l'accaduto in tutti i modi? Non so se è giusto, ma so che io non avrei fatto tutto questo. Forse sono da lodare loro, ma che ci volete fare... In effetti molto di quello che era successo un anno fa me l'ero dimenticato, e scrivere mi ha fatto tornare tutto in mente. A volte basta scavare solo un po' di più per trovare quello che cerchi. 
Beh, è passato un anno, tu eri Laziale e io Romanista, ma lo stesso, questa potevi anche evitarcela. Ciao, Edo!

1 commento:

Anonimo ha detto...

ciau franc!!!!! grazie 1000 per i commenti sul bloggino!! =) complimenti x la roma..se lo merita!! cmq avevi ragione sul "figone" è un montatone...hihi!! per qnt riguarda la "palla al piede" cercherò di portare pazienza...ma io mi sono incavolata xkè lui mi aveva detto di sapere le declinaz e qnd l'ha interr nn sapeva un cappero!!! vabbè dai la calma è la virtù dei forti...!l'amica FREUD si chiama francesca ma noi (nn so il xkè..)la chiamiamo freud!!! rachele invece è un nome nn bellissimo e si merita un soprannome brutto..RACI =( poi possono chiamarmi cm vogliono...haha accetto la sfida a bowling...era la 2a volta che ci giocavo quindi nn mi sorprenderei se vincessi tu...sai che nn è sicuro che venga in sardegna xkè a luglio(mannaggia a mia mamma) i miei volevano traslocare...uffa io sono qui che la imploro in ginocchio xkè possiamo andare...beh una pazza in meno x voi..=P mi sembra di avere risposto a tutto...
aspetto altri commenti e a risentirci!!! da padova,la pazza raci!!!un salutone!